Editoria

Due di Picche, è subito scontro tra i partiti su Cerno

Due di Picche: prima puntata ed è già scontro tra i partiti sulla trasmissione di Tommaso Cerno a RaiDue. La striscia di informazione retta dal direttore de Il Giornale ha lasciato l’amaro in bocca ai suoi (ex) compagni del Partito democratico. Cerno, praticamente in un’altra vita, era stato senatore del Pd e una volta uscito da Palazzo Madama ha ripreso a fare il giornalista. Il suo sbarco in Rai ha causato un (prevedibile) scontro politico. Il gioco delle parti. Iniziato dalla denuncia di Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo dem al Senato nonché membro della Commissione di Vigilanza Rai. Che ha tuonato: “Quando si pensa che si sia raggiunto il punto più basso, TeleMeloni supera se stessa. Nel servizio pubblico, pagato con il proprio canone, i cittadini e le cittadine italiane devono ora sorbirsi un comiziaccio trumpiano da Tommaso Cerno, agit-prop meloniano incaricato di diffondere l’agenda della internazionale sovranista in un delicatissimo momento geopolitico e a qualche settimana dal referendum”. E quindi ha concluso: “Quando non c’è più la politica, resta solo la propaganda e la disinformazione. Tutto questo mentre è ferma l’attuazione dell’European Freedom Act e la maggioranza continua l’auto-ostruzionismo in Commissione Vigilanza”.

A replicare a Nicita, la difesa di Cerno che arriva dal centrodestra. In particolare da Forza Italia. La risposta di Roberto Rosso, senatore e capogruppo azzurro in Commissione Vigilanza Rai, non s’è fatta attendere troppo: “Le critiche della sinistra a Tommaso Cerno per il lancio di ’Due di picche sono ingiuste e faziose. Il suo nuovo programma risponde a quei principi di pluralismo delle opinioni e di libertà dell’informazione che caratterizzano il servizio pubblico radiotelevisivo. Principi che la sinistra professa a parole ma, evidentemente, calpesta nei fatti, scagliandosi contro uno spazio libero di approfondimento e analisi. La censura non può trovare spazio nel servizio pubblico. Anche se c’è chi, evidentemente, ancora sogna una Rai proprietà privata di Pd & co”.

Luca Esposito

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