Editoria

Edicole, 10 milioni dal Dpcm ma i sindacati chiedono una svolta: «Gli aiuti devono diventare strutturali»

Il Governo conferma il sostegno alle edicole e mette sul tavolo 10 milioni di euro, ma per i rappresentanti dei giornalai il nuovo Dpcm deve essere considerato un punto di partenza e non l’ennesimo intervento destinato a esaurirsi in un anno. Il Dpcm del 30 luglio 2026 assegna complessivamente 57 milioni di euro alla filiera dell’editoria cartacea: 45 milioni alle imprese editrici per le copie vendute nel 2024, 10 milioni alle edicole, 500 mila euro ai punti vendita non esclusivi nei Comuni privi di edicola e 1,5 milioni alle imprese di distribuzione. Per i rivenditori esclusivi il provvedimento riconosce un contributo pari all’80% delle spese sostenute nel 2025, fino a un massimo di 4.500 euro, comprendendo affitti, tributi locali, energia, telefono e Internet, POS e registratori di cassa, digitalizzazione, assicurazioni e assistenza contabile e fiscale. Per chi nel 2025 ha aperto una nuova edicola o rilevato un’attività è previsto un incremento del 20%, sempre entro il tetto dei 4.500 euro. A questa misura sono destinati 9 milioni, mentre un ulteriore milione finanzierà contributi fino a 500 euro per le consegne a domicilio documentabili di quotidiani e periodici.

Il provvedimento arriva dopo mesi nei quali le organizzazioni degli edicolanti hanno intensificato il confronto con Governo ed editori. Il 21 luglio SNAG, SINAGI, FENAGI, UILTuCS, USIAGI e FAG, insieme alla FIEG, avevano presentato al sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini un documento unitario per la salvaguardia della rete. La richiesta andava molto oltre un nuovo bonus: rendere strutturali e permanenti gli strumenti di sostegno, digitalizzare i punti vendita e i processi distributivi, incentivare gli investimenti tecnologici, sviluppare nuovi servizi di prossimità, riconoscere distribuzione e vendita della stampa come attività di interesse generale e istituire un tavolo permanente con il Governo per costruire un vero Piano nazionale della rete. Barachini aveva annunciato che il Dipartimento stava lavorando a un nuovo intervento per le edicole; il Dpcm rappresenta ora una prima risposta concreta a quel confronto.

Tra le organizzazioni protagoniste dell’iniziativa c’è anche la FAG – Federazione Autonoma Giornalai, presieduta da Andrea Innocenti. La Federazione considera centrale il passaggio dall’assistenza temporanea a una politica capace di garantire un futuro economico alla rete. In occasione del documento unitario presentato al Governo, la FAG aveva sottolineato l’importanza dell’intesa raggiunta tra editori e organizzazioni dei rivenditori, indicando le edicole non semplicemente come negozi ma come presìdi di prossimità legati al diritto all’informazione. Per Innocenti, però, il valore dell’unità della filiera deve tradursi in risultati concreti: servono misure legislative, risorse adeguate e soprattutto una prospettiva che permetta agli edicolanti di programmare il futuro senza attendere ogni anno un nuovo intervento straordinario.

La linea portata avanti dalla FAG non si limita infatti alla richiesta di contributi. Andrea Innocenti ha firmato con FIEG e SINAGI anche il protocollo sugli “Abbonamenti in Edicola”, che consente agli abbonati delle testate aderenti di scegliere un punto vendita come luogo di ritiro delle proprie copie. L’obiettivo è utilizzare l’abbonamento non per allontanare il cliente dall’edicola, ma per riportarlo fisicamente nel punto vendita, riconoscendo al rivenditore un ruolo e una remunerazione nel nuovo modello distributivo. È una strategia complementare agli aiuti pubblici: sostenere economicamente le attività che resistono, ma contemporaneamente creare nuove occasioni di traffico, servizi e ricavi.

Anche SNAG-Confcommercio ha espresso soddisfazione per il Dpcm, sottolineando in particolare la conferma delle risorse destinate alle edicole e il miglioramento del contributo, con la copertura portata all’80% delle spese e il limite massimo elevato a 4.500 euro. La richiesta, però, guarda già alla prossima legge di bilancio: trovare le risorse necessarie per proseguire negli anni successivi e trasformare il sostegno da misura emergenziale a strumento stabile. FENAGI-Confesercenti evidenzia a sua volta positivamente il rafforzamento del bonus e gli interventi destinati ai territori nei quali l’edicola è già scomparsa, ma insiste da tempo sulla necessità di affrontare il problema della redditività delle imprese, semplificare gli strumenti fiscali e costruire condizioni economiche che permettano ai punti vendita di continuare a operare.

Il problema, infatti, non riguarda più soltanto la singola edicola. Quando diminuiscono contemporaneamente le copie vendute e i punti vendita, aumenta il costo necessario per portare ogni giorno quotidiani e periodici sull’intero territorio nazionale. Il rischio è un circolo vizioso: meno copie rendono meno sostenibile la distribuzione, una distribuzione più debole rende più difficile raggiungere i lettori e la chiusura delle edicole accelera ulteriormente la contrazione delle vendite. Anche per questo la FIEG ha convocato un Tavolo della filiera della distribuzione e vendita della stampa, coinvolgendo distributori nazionali e locali e organizzazioni degli edicolanti, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise davanti alla contrazione dei volumi, all’aumento dei costi e alla progressiva riduzione dei punti vendita.

Il Dpcm rappresenta quindi una risposta concreta, ma non risolve la questione strutturale. Un contributo massimo di 4.500 euro può alleggerire affitti, bollette, tributi e costi tecnologici, ma non può sostituire un modello economico sostenibile per le edicole. Ed è proprio su questo punto che le diverse organizzazioni della categoria finiscono per convergere: mantenere gli aiuti nel breve periodo, ma contemporaneamente trasformare la rete attraverso nuovi servizi, tecnologia, abbonamenti e una diversa considerazione istituzionale della distribuzione della stampa.

La vera partita si sposta quindi sulla prossima legge di bilancio. Il Governo ha riconosciuto ancora una volta la necessità di intervenire per sostenere la rete, mentre editori e organizzazioni degli edicolanti hanno trovato una posizione comune nel chiedere una strategia nazionale. Ora bisognerà capire se i 10 milioni del 2026 resteranno un sostegno straordinario oppure rappresenteranno il primo passo verso un sistema permanente. Per SNAG, SINAGI, FENAGI, FAG e le altre rappresentanze il problema non è soltanto aiutare le edicole a restare aperte oggi, ma creare le condizioni perché possano continuare a esistere domani.

Ivan Zambardino

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