Grande l’attesa per domani sul tavolo congiunto Agcom -ministero -operatori riguardo il protocollo di intesa per il passaggio definitivo alla tv digitale terrestre in Sardegna. A quanto si apprende, si è vicini a un accordo tra le parti: in ogni caso, l’Autorità adotterà un’apposita delibera indicando in maniera precisa le frequenze sulle quali si dovrà trasmettere e che spetterà poi al ministero delle Comunicazioni assegnare.
In base alla mediazione raggiunta nella tre giorni di riunioni della scorsa
settimana, sono state individuate 21 frequenze (in banda Uhf) con una copertura
superiore all’80% del territorio, 14 delle quali destinate alle emittenti
nazionali, 7 (e cioé un terzo, come prevede la legge) alle tv locali; 2
frequenze (in banda Vhf, quindi meno potenti) con la stessa copertura e 6 (tra
Vhf e Uhf) con una copertura fra il 50 e l’80% del territorio, tutte destinate
alle tv nazionali (che arriverebbero così a un totale di 22 reti).
Ci sono poi una decina di frequenze a uso subregionale, da destinare all’emittenza
locale (che arriverebbe così a gestire in totale 17 frequenze). Ciascuna rete
trasmetterà in tutta la regione con la stessa frequenza (si parla infatti di
isofrequenza, individuata dall’Agcom tra i criteri da privilegiare nel passaggio
alla nuova tecnologia). Alcune delle reti individuate, per essere utilizzate,
attendono l’esito dei negoziati con i Paesi confinanti (in particolare con la
Francia); altre invece, già perfettamente ‘pianificate’ (probabilmente un
paio), dovrebbero essere ‘liberate’ per essere attribuite a nuovi operatori, in
modo cioé da garantire quel ‘dividendo digitale’ al quale punta il ministero
per aprire il mercato.
Se la pianificazione condivisa passerà, la Sardegna potrebbe diventare un
modello esportabile anche nelle altre regioni d’Italia che via via si
convertiranno al digitale terrestre. Il clima della vigilia è di sostanziale
ottimismo: "Speriamo che tutti gli operatori firmino", ha detto oggi
il commissario dell’Autorità Nicola D’Angelo a margine di un convegno della
Fondazione Bordoni. "Sarebbe la prima volta, dopo anni, che in Italia si
raggiunge un accordo sulle frequenze. Anche senza accordo, comunque, l’Autorità
dovrà poi decidere".
Fabiana Cammarano
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