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DL CONTRIBUTI EDITORIA/ IERI LA DISCUSSIONE GENERALE IN COMM. AFFARI COST.

Ieri la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha aperto la discussione sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 18 maggio 2012, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale (3305).
La senatrice e relatrice Adamo (PD) ha illustrato il decreto-legge, che reca norme da considerare transitorie, in attesa della definizione delle forme di sostegno all’editoria demandate a un disegno di legge delega già adottato dal Consiglio dei ministri. I princìpi e i criteri direttivi, che rispondono a istanze rappresentate anche dal Parlamento, sono l’incentivazione, calibrata sull’attuale situazione del mercato editoriale, il sostegno all’innovazione, l’istituzione di una Commissione per ridefinire i soggetti meritevoli di sostegno pubblico e di un Registro delle riviste di alta cultura, nonché la promozione della diffusione della lettura, in particolare tra i giovani.
Dopo aver ricordato l’evoluzione del sistema di contribuzione all’editoria, Adamo ha sottolineato la validità del provvedimento emanato dal Governo che, in sede parlamentare, potrebbe essere migliorato al fine di far transitare il settore verso una situazione di maggiore certezza economica e finanziaria.
Si sofferma sull’articolo 1 del decreto-legge, che disciplina i requisiti di accesso al sostegno diretto. Anzitutto, occorre che la testata sia venduta in misura non inferiore al 30 per cento delle copie distribuite, per le testate nazionali, e in misura non inferiore al 35 per cento, per quelle locali. Ciò comporta una maggiore selezione delle imprese ammesse al contributo, con probabili riduzioni dei costi. Inoltre, si richiede che le cooperative siano composte esclusivamente da giornalisti professionisti, pubblicisti, poligrafici o grafici e che la maggioranza dei soci siano dipendenti con contratti di lavoro a tempo indeterminato.
La relatrice si è soffermata sull’articolo 2 che disciplina il sistema di calcolo e di liquidazione dei contributi, nei limiti delle somme stanziate sull’apposito capitolo di bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il sistema di calcolo mira al contenimento della spesa e alla correlazione delle provvidenze con i costi fondamentali di produzione e con i livelli effettivi di vendita, anche per i giornali organi di partito.
Dopo l’illustrazione da parte del relatore Malan (PdL) degli altri articoli del decreto legge si è aperta la discussione ed è intervenuta la senatrice Blazina (PD) che ha sottolineato la necessità di garantire la sopravvivenza delle testate giornalistiche per le minoranze linguistiche, che svolgono una funzione di informazione ma anche di promozione della lingua e della cultura minoritarie. In particolare, ha ricordato la vicenda del quotidiano di riferimento della minoranza slovena, letto in gran parte della regione Friuli-Venezia Giulia, che gode dei requisiti richiesti dal decreto-legge per l’erogazione dei contributi. Ha sottolineato la condizione di crisi che ha indotto diverse imprese a ridurre il personale e auspica che si dia certezza finanziaria anche oltre il biennio 2012-2013, in coerenza con le rassicurazioni venute dal Governo, sia pure a fronte di una razionalizzazione della spesa.
La senatrice ha annunciato la presentazione di un emendamento per superare la distinzione fra la soglia massima dei contributi per i quotidiani locali e quella stabilita per i quotidiani che fanno riferimento a minoranze linguistiche. «Inoltre, è opportuno – ha continuato – riflettere sull’ipotesi di trattare l’editoria delle minoranze linguistiche insieme alle norme generali per la tutela delle minoranze, anziché nella disciplina dei contributi alle imprese editrici».

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