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Dividendi sì, pagamenti ai collaboratori no: il caso al Corsera

C’è maretta al Corriere della Sera: mentre l’editore sgancia i dividendi, il giornale non ha ancora pagato i collaboratori. E, ora, insorge il comitato di redazione di via Solferino che accusa direttamente Urbano Cairo: “Nel giorno dello stacco dei dividendi agli azionisti, oltre 22 milioni di euro solo al presidente di Rcs MediaGroup Urbano Cairo, il Cdr del Corriere della Sera per l’ennesima volta è chiamato a denunciare pubblicamente ritardi nei pagamenti ai collaboratori della testata, sia quelli a co.co.co sia quelli con partita Iva. È inaccettabile che i lavoratori più fragili del sistema Corriere, e al contempo essenziali per la produzione quotidiana del giornale, continuino a subire disagi per mancanze non imputabili a loro”. Il cdr azzanna Cairo e accusa: “Da quando il presidente Cairo ha assunto la guida del gruppo, l’accentramento delle decisioni amministrative ha finito per rallentare drasticamente l’iter dei pagamenti. Da alcuni anni si verificano ritardi nei compensi per i collaboratori pagati a pezzo, che ricordiamo in molti casi non superano i dieci euro lordi. In passato ci sono state fornite vaghe motivazioni tecniche. Oggi il problema si ripresenta e non sono arrivate nemmeno le spiegazioni”.

La questione è seria, molto più seria di quanto ci si aspetterebbe da un grande giornale come è il Corriere della Sera: “Diversi collaboratori non hanno ancora ricevuto i pagamenti, scaduti contrattualmente il 30 aprile, relativi agli articoli pubblicati a febbraio. Nonostante le richieste del Cdr non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale e nessuna spiegazione. Non è stata fatta nemmeno alcuna previsione di quando i pagamenti verranno effettuati. Non solo: tra pochi giorni andranno in scadenza anche i compensi per il mese di marzo e a questo punto non è chiaro se verranno onorati nei tempi dovuti”. Oltre a un problema di natura burocratico-amministrativa, oltre all’ennesimo schiaffo in faccia al valore del lavoro giornalistico, per via Solferino è una macchia da lavare quanto prima: “Indispensabile dunque che l’editore e l’amministrazione si impegnino a garantire uniformità nelle date di pagamento per tutti i collaboratori, puntualità e precisione nei compensi, comunicazioni chiare e trasparenti su eventuali ritardi, con relative motivazioni e tempistiche. Ricordiamo che il compenso medio per articolo è già decisamente basso e in un simile contesto ogni ritardo rappresenta non solo una mancanza di rispetto ma un danno concreto per chi lavora con professionalità e continuità, contribuendo ogni giorno alla qualità e alla tenuta del giornale. Essere pagati in tempo – concludono i rappresentanti dei giornalisti – non è una richiesta straordinaria. È un diritto e una questione di dignità”.

Luca Esposito

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