Inoltre, secondo i citati criteri, il contributo viene applicato progressivamente (con un pagamento, a partire dal 2014, del 30% dell’importo dovuto; del 47,5% nel 2015; del 60% nel 2016; dell’82,5% nel 2017 e del 100% nel 2018). Ricordiamo che, oltre ai contributi annuali, gli operatori di rete in ambito nazionale e locale devono corrispondere i diritti amministrativi, come previsti dall’art. 34 del Codice delle comunicazioni elettroniche (Dlgs n. 259/03). Tali diritti sono stabiliti in base all’allegato 10 di tale Codice e sono suddivisi in tre scaglioni (corrispondenti alla popolazione servita): € 27.750 fino a 200mila abitanti; € 55.550 fino a 10 milioni di abitanti; € 111.000 per una copertura nazionale. Nel valutare i criteri per la determinazione degli importi dovuti dagli operatori di rete locale, va inoltre considerato che le frequenze assegnate a questi ultimi sono, per lo più, di qualità tecnica inferiore a quella degli operatori nazionali (perché in larga parte non coordinate con gli stati esteri e perché interferenti tra loro nelle zone di confine tra le diverse regioni); le frequenze assegnate agli operatori locali possono, inoltre, veicolare, quasi esclusivamente, contenuti di emittenti locali (la veicolazione di contenuti nazionali è consentita con riferimento solo ai fornitori di contenuti indipendenti dalle piattaforme trasmissive e con il limite di un solo contenuto per operatore, ovvero di due a particolari condizioni) il cui volume di affari complessivo ad oggi, non supera i 500 milioni di euro annui. Sommando i contributi previsti dallo schema di provvedimento posto a consultazione con i diritti amministrativi citati, le emittenti locali sarebbero costrette a corrispondere somme mediamente 15-20 volte (e oltre) superiori a quanto veniva corrisposto in precedenza.
Fonte: Aeranti/Corallo
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