Editoria

Dire, l’editore sfida la Fnsi: “Per due anni non hanno fatto niente”

Licenziamenti a Dire, l’editore Stefano Valore replica con forza alle accuse del sindacato e dei giornalisti. E in una nota Valore smentisce l’attivismo della Fnsi e, anzi, accusa la Federazione nazionale della Stampa italiana, di immobilismo e di aver fatto, praticamente, saltare ogni tavolo di trattativa. L’editore di Dire, inoltre, non accetta l’invito della Fnsi al governo di non corrispondere fondi pubblici “a chi licenzia”.

Le parole di Valore sono durissime: “Come editore dell’agenzia Dire giudico davvero singolare e contraria all’interesse dei lavoratori la presa di posizione della Fnsi che, addirittura, ’invità il Governo a non dare all’agenzia i contributi per l’acquisto dei servizi giornalistici che spettano a norma di legge. Sono due anni che la Fnsi e tutto il sindacato hanno a disposizione i bilanci dell’agenzia Dire”. Ma non è tutto, Stefano Valore è un fiume in piena: “Spiace constatare che dopo tanto tempo non abbiano voluto vedere la realtà della crisi finanziaria che attanaglia l’azienda reduce da controversie giudiziarie pesanti non ascrivibili alla nuova proprietà. Senza l’intervento deciso oggi dopo 70 giorni di confronto (alla fine senza accordo) si poteva mettere a rischio non 15 ma tutti e 73 i giornalisti insieme agli altri 40 dipendenti”.

Per l’editore di Dire, la Fnsi si muove su base ideologica: “Solo chi agisce in base a vecchi schemi ideologici può pensare che un editore sia contento di licenziare anche un solo giornalista e che non comprenda le difficoltà di ciascuno anche se i quindici che andranno in mobilità percepiranno l’indennità di disoccupazione”. E quindi aggiunge: “Il sindacato da due anni ha i nostri conti in mano, e da due anni non è riuscito a trovare una sola soluzione praticabile per scongiurare il rischio di fallimento. Da parte mia, sono consapevole che la soluzione migliore sia quella che permette di salvare più dipendenti possibile. E anche questo lo abbiamo fatto. Solo così si può sperare di restare sul mercato cercando di recuperare fatturato e magari in futuro riprendere al lavoro chi va in disoccupazione”.

La conclusione della nota è al veleno: “Se invece la soluzione prospettata dal sindacato è solo quella di chiedere al Governo di bloccare l’acquisto dei nostri notiziari mi domando se il ‘muoia Sansone con tutti i Filistei0’ è quello che i dipendenti della Dire si aspettavano dalla Fnsi”.

Luca Esposito

Recent Posts

ChatGPT entra nei messaggi privati del Mac: comodità enorme, ma la privacy diventa il vero problema

L’intelligenza artificiale sta progressivamente uscendo dalla finestra del chatbot per entrare nelle applicazioni che utilizziamo…

8 ore ago

L’Australia galvanizza la Fieg: “Legge simile anche in Italia”

L'approvazione del News Bargaining Incentive, la legge grazie a cui l'Australia costringerà Big Tech a…

10 ore ago

Australia, approvata la legge che obbliga le Big Tech a finanziare l’informazione

L’Australia ha approvato definitivamente il News Bargaining Incentive, la nuova normativa destinata a riequilibrare i…

1 giorno ago

Editoria locale, l’Europa apre una nuova strada agli aiuti pubblici: meno burocrazia per sostenere giornali e informazione nei territori

L’Europa sembra aver compreso che per salvaguardare l’informazione locale non basta riconoscerne il valore democratico…

1 giorno ago

Apple cambia il “Non tracciarmi” su iPhone: la privacy resta, ma in Europa cambia il modo di chiedere il consenso

Per milioni di utenti iPhone è diventato uno dei messaggi più riconoscibili legati alla privacy.…

2 giorni ago

Gli avvocati di Ranucci avvisano la Rai: “Ogni iniziativa sarebbe inquinata da falsità”

L’avvocato di Sigfrido Ranucci mette le mani avanti: se la Rai lo caccia, ogni decisione…

2 giorni ago