DELIBERA AGCOM, SI SVEGLIA L’OPPOSIZIONE

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Scatta alle 17 “la notte della Rete”, manifestazione di protesta contro la delibera Agcom “ammazza-internet” fatta in parte da appuntamenti virtuali sul web, ma anche di un picchettaggio molto reale a Roma alla Domus Talenti. E’ prevista la partecipazione di giornalisti, blogger e di alcuni leader politici dell’opposizione come, tra gli altri, Tonino Di Pietro e il democratico Ignazio Marino. Nel frattempo il consiglio direttivo dell’Agcom registra piccoli passi falsi che lasciano sperare in una posticipazione della pubblicazione della delibera: dimessosi (o “dimissionato” per le perplessità sul testo del provvedimento, come sostengono alcune fonti) Nicola D’Angelo, uno dei due relatori, è di ieri la notizia che anche il successore Gianluigi Magri ha rinunciato all’incarico. Si apre il varco politico per battere la tanto impopolare delibera? Chissà. Di certo rimane solo un certo tepore dell’opposizione.
Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani in una recente intervista ha chiesto una proroga all’entrata in vigore del testo: “L’Agcom si fermi e consenta una riflessione più ampia – sono le sue parole – la libertà della rete è ossigeno vitale per le nostre democrazie”. L’ex pm Di Pietro, il cui modo categorico di rapportarsi alle questioni pubbliche è notorio, intervenendo sul tema ha bollato la delibera come “la prima offensiva in grande stile contro la rete”, lamentando poi che l’Agcom ha esautorato il Parlamento non interpellandolo a dovere. Passando alla sinistra extraparlamentare, preoccupazione sulla possibile stretta censoria sulla rete è stata espressa anche da Nichi Vendola, leader di Sel, per il quale la sfida futura “è rivedere l’istituto del copyright tutelando l’autore, ma non ponendo argini agli spazi di fruizione e di creazione di internet”.
Tornando all’opposizione parlamentare, e più specificamente su quella di centro, sul tema nessun esponente di rilievo dell’Udc si è sentito coinvolto dalla faccenda, così come i colleghi dell’Api di Rutelli. Chi del “Terzo Polo” si è invece espresso è Gianfranco Fini, che con il suo Fli vuole dare spazio ad una destra moderna ed europea anche in Italia. Dichiarando la sua contrarietà al provvedimento, nelle sue dichiarazioni si trova insolitamente vicino a Di Pietro: “non può passare dall’Agcom la revisione del diritto d’autore: è un compito del Parlamento”.
Insomma, l’impressione è che gli esponenti politici dell’opposizione stiano provando a cavalcare, anche con un certo ritardo e in modo tutto sommato blando, un moto di scontento di fronte alla delibera Agcom nato altrove. E lo fa con un “valzer di dichiarazioni” che ad oggi poco incidono sui contenuti.

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