«Negli altri Paesi l’informazione in rete è dominata da aggregatori e giganti televisivi. La tenaglia si sta chiudendo e questo impone agli editori, soprattutto al nostro, chiarezza strategica e interventi tempestivi. L’esatto opposto delle liturgie alle quali abbiamo assistito in questi giorni». Nel presentare il progetto del nuovo Corriere della Sera, il direttore Ferruccio de Bortoli – che, come si legge in un articolo di Milano Finanza, se chiamato dal governo Monti alla presidenza della Rai dirà “no” – non fa sconti a nessuno. Tantomeno al suo editore, la Rcs Mediagroup, azienda sui generis nel panorama editoriale avendo per azionisti una pletora di istituzionali, banche e industriali come nessun altro. Soci che di recente si sono più volte scontrati proprio sul controllo del CorSera, l’asset più prestigioso e redditizio del gruppo: nel 2011 ha garantito un mol di 70 milioni sui 167,5 milioni del gruppo. De Bortoli venerdì 4 maggio ha illustrato all’azienda le sue proposte per l’immediato futuro: la maggiore digitalizzazione dei contenuti, l’enfasi sulla multimedialità, il restyling grafico, la nuova organizzazione del lavoro, l’attenzione ai social network e l’ampliamento delle iniziative (libri e dorsi). Il tutto per arrivare a un giornale «sempre più snello per la progressiva migrazione delle notizie sul web».
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