Gli editori hanno ceduto gratis, per anni, tutti i loro contenuti ma «non è stato un peccato originale, solo un’iniziale mancanza di ambizione. Si pensava che la pubblicità avrebbe pagato tutto». Lo afferma Gordon Crovitz, editorialista ed ex direttore editoriale del Wall Street Journal. «Per tornare indietro – continua Crovitz – bisogna saper distinguere ciò che è commodity (l’informazione di base che resterà gratuita) da ciò che non lo è: l’informazione esclusiva, quella specialistica, gli approfondimenti, che gli utenti pagheranno in vari modi».
La piattaforma usata dal Wall Street Journal, che comincerà ad operare nei prossimi mesi, alla quale hanno aderito centinaia di testate, tra le quali quasi 200 quotidiani, «sarà uno strumento flessibile, basato su 16 diversi tipi di approccio: abbonamenti integrali o solo per una parte dei contenuti, micropagamenti anche di pochi centesimi per un solo accesso o abbonamento limitato a un certo numero di accessi o a una sezione specialistica. Ogni editore sceglierà la formula più adatta alle sue esigenze».(Dalla rassegna stampa ccestudio.it)
Il Comune di Roma Capitale ha messo a punto un pacchetto di misure per sostenere…
Doppio sciopero per la Fnsi: si protesta contro il mancato rinnovo del contratto nazionale di…
Vivendi fa shopping (ancora) in Italia: acquisito il 51 per cento di Lucky Red. La…
L’audizione dell’amministratore delegato della Rai in Commissione Vigilanza verso il rinvio. Anzi no. Gran confusione…
Il gioco si fa duro e, a Repubblica e La Stampa, la Cgil vince a…
A margine dell’importante evento nazionale dedicato a Intelligenza artificiale e lavoro, svoltosi ieri a Roma,…