Categories: Editoria

La crisi delle riviste nell’ultimo biennio. Si salvi chi può…

In Italia la parola crisi non è impressa solo sulla carta stampata. Si allarga a macchia d’olio e ora investe anche le televisioni commerciali. I network di respiro ampiamente nazionale. Mediaset è in difficoltà, la Rai è alle prese con la cura “dimagrante” di Renzi, e a smanettare con il telecomando, il cambio di canale non regala molte altre immagini incoraggianti. In Italia la crisi assume l’aspetto di un Moloch: potrebbe mangiarsi tutto. Sono in piedi ipotesi di robusti tagli di giornalisti, personale tecnico e quant’altro. I ricavi sono calati in misura allarmante e il numero e l’apporto degli inserzionisti è sceso del 15%. Ma segnali sinistri arrivano anche dalla carta stampata. “Il quaranta per cento dei giornali italiani rischia la chiusura”. Serpeggia sconcerto nel mondo italiano dell’editoria cartacea, scricchiolii si avvertono anche all’interno del Gruppo RcS-Corriere della Sera. Domina il buio assoluto: i giornali italiani accusano un calo di pubblicità che li sta letteralmente uccidendo. Protesteranno tutti, vedrete. Si lamenteranno, e fatto clamoroso, non potranno prendersela con il governo, una tantum. Gli inserzionisti sono anch’essi alla canna del gas, non sono più nella condizione di poter spendere come una volta, ed il pesante disagio del Gruppo Editoriale Rcs spinge la fantasia incontro a soluzioni eventuali, che non sarebbero poi interamente stravaganti. Abolire, tagliare, cedere, chiudere? In Rcs la lista nera comprende in particolare quelle pubblicazioni definite di “gossip”. Saranno chiuse o cedute? I grandi capi un’idea ce l’hanno ben chiara nella testa, ma si guardano da spiattellarla ai quattro venti. Magari aspettano di conoscere le nuove linee guida di Lotti in tema di salvataggio delle imprese editoriali..

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