L’abolizione dell’Ordine dei giornalisti “è un tema all’ordine del giorno del governo”. Lo ha riferito il sottosegretario con delege all’Editoria, Vito Claudio Crimi, nel corso di interrogazioni a risposta immediata in commissione Cultura della Camera.
“La legislazione italiana – ha aggiunto Crimi – prevede già strumenti adeguati a disciplinare le categorie professionali per cui non esiste un albo professionale, ed è la legge sulle professioni non regolamentate che renderebbe il sistema più libero, efficiente, riducendo precariato e disoccupazione oltre ad aprire a nuovi scenari che si possono adattare con più flessibilità al mondo dell’informazione che cambia radicalmente e velocemente”.
Sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti, ha osservato ancora il sottosegretario, “ritengo che l’avvento di un nuovo modo di comunicare presuppone la definizione di nuovi modelli professionali. Quindi, limitarsi a definire i giornalisti in quanto iscritti all’Ordine come unici tenutari della capacità di fare informazione di qualità mi sembra abbastanza anacronistico. Questo vuol dire non vedere il mondo che cambia”.
“L’ordine dei giornalisti così come oggi è strutturato – ha sottolineato – si è rilevato inefficiente e inadeguato ai cambiamenti e alle dinamicità tipiche di una professione in continua e e rapida evoluzione e le uniche modifiche effettuate sono state rivolte unicamente a ridefinire la governance peraltro con risultati non soddisfacenti”.
Secondo Crimi, quindi, è “sempre più urgente adeguare l’Italia agli altri paesi del mondo dove la figura professionale del giornalsita è libera da ordini e condizionamenti, ma risponde solamente a regole che garantiscono autonomia e piena indipendenza sul lavoro”. ASKANEWS
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