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CRETTI (FUSIE): NEL DL DI RIFORMA, NESSUN RIFERIMENTO ALLA STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da subito “rigore e controllo”, in attesa di un’auspicabile riforma complessiva del sistema di finanziamento della stampa italiana all’estero. E’ quello che hanno chiesto oggi i rappresentanti del Fusie (Federazione unitaria stampa italiana all’estero) insieme con direttori e responsabili delle testate pubblicate fuori dall’Italia, in un seminario organizzato all’ex Hotel Bologna a Roma. Un momento “di riflessione e di proposta”, sottolinea il presidente Fusie Giangi Cretti a margine dei lavori, perchè “qualcosa si sta muovendo ma al momento la stampa italiana all’estero, se non in modo marginale, non viene presa in considerazione”. Nel decreto varato dal governo pochi giorni fa che riordina il sistema dei contributi all’editoria, infatti, la stampa estera non viene citata. E proprio il riconoscimento di una specificità del settore è uno dei punti qualificanti delle richieste che arrivano dagli operatori esteri: “E’ necessario riconoscere la nostra specificità – continua Cretti – e in questo senso forse sarebbe il caso di estrapolare una parte della normativa dedicata alla stampa italiana all’estero, per i periodici e per i quotidiani”.
“La questione – continua Cretti – non è soltanto legata al decreto legge e alla delega ma è quella di inserirsi in un dibattito che ci consenta nel 2014, quando il settore dovrebbe essere completamente rivoluzionato, di essere rappresentati dentro la riforma che si farà”. In particolare sulla legge che regola l’attribuzione dei contributi ai periodici stampati all’estero, Cretti ribadisce ancora una volta come sia una normativa “obsoleta nei contenuti, nella composizione della commissione e nei requisiti richiesti” alle testate per accedere al contributi.
Per i quotidiani esteri, che ora sono soggetti alla stessa normativa di quelli italiani, “noi chiediamo di riflettere sul riconoscimento di una loro specificità – continua Cretti – perchè in alcuni ambiti come ad esempio il fisco, i crediti d’imposta o i contratti di lavoro la stampa italiana all’estero ha bisogno di una regolamentazione particolare”.
Infine, tra i vari temi all’ordine del giorno, secondo il presidente del Fusie c’è anche quello del ruolo della lingua italiana sulle testate pubblicate all’estero: “Sono convinto che il carattere identitario vada mantenuto – conclude Cretti – ma ci sono molti operatori della stampa italiana all’estero che si stanno convincendo che veicolare italianità, e quindi cultura, valori e made in Italy, attraverso la lingua locale sia comunque un modo di proiettare l’Italia fuori dai confini nazionali. E questa non è una questione banale perchè attualmente l’80% delle testate che non sono ammesse ai contributi pubblici vengono escluse per ragioni di lingua e di contenuto: questo dimostra ulteriormente che la riforma della legge in vigore è assolutamente improrogabile”.

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