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Così le librerie sono sparite dai centri storici

Le librerie sono scomparse dai centri storici delle maggiori città italiane. Per il commercio è in corso un’autentica metamorfosi: i negozi, sempre più periferici, stipati in quella periferia che ritrova centralità nei mega complessi dei centri commerciali. E così, in dieci anni sono spariti ben 100mila negozi. E dai centri storici delle città scompaiono librerie e ferramenta mentre aumenta il numero delle farmacie mentre i centri commerciali cannibalizzano gli spazi. I dati dell’Ufficio Studi di Confcommercio consegnano numeri e trend gravissimi, forse inediti. Al punto che il presidente Carlo Sangalli invoca una nuova strategia che, grazie al Pnrr, esorcizzi il grande pericolo della desertificazione commerciale del Paese.

Paradigmatica la situazione di Palermo. Il centro storico ha perduto il 40% dei negozi. Fioccano attività legate all’alloggio e alla ristorazione, in linea con le dinamiche e i flussi turistici. Spariscono i negozi di abbigliamento, le librerie e di giocattolai non ce n’è più nemmeno l’ombra. I numeri nazionali confermano: attività di rivendita di libri e giocattoli in calo del 31,5%, mobili e ferramenta -30,5%, abbigliamento -21,8%. Le farmacie sono in aumento  insieme ai negozi dedicati a computer e telefonia +10,8%. Il boom delle attività di alloggio  è pari al 43,3% mentre il settore della ristorazione guadagna il 4%.

Pesano le dinamiche “urbanistiche” delle città. Il centro città sta diventando un “luna park” a dimensione di turista. Per tutto il resto, ci sono le grandi aree in periferia, dove fioriscono i centri commerciali. Per il presidente Sangalli bisogna ripartire dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: “La desertificazione commerciale non riguarda solo le imprese, ma la società nel suo complesso perché significa meno servizi, vivibilità e sicurezza. Occorre accelerare la riqualificazione urbana con un utilizzo più ampio e selettivo dei fondi europei del Pnrr e il coinvolgimento delle parti sociali”.

Luca Esposito

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