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Copyright e portabilità, l’Ue apre le frontiere online?

Riaperto il dibattito sul copyright nell’Unione Europea, per il 2017 potrebbero essere varate norme per la portabilità dei contenuti digitali e per diminuire le differenze presenti tra le varie leggi nazionali sul diritto d’autore

La commissione europea torna a dibattere sul diritto d’autore. Lo fa in maniera riservata, ma qualche indiscrezione filtra lo stesso. A quanto sembra, il condizionale è d’obbligo, sarebbero state già delineate le linee guida da seguire per modificare (e modernizzare) la normativa europea sul copyright. La discussione segue la strada tracciata lo scorso maggio, quando la stessa commissione ha redatto la Digital Single Market Strategy con cui erano già stati promessi interventi legislativi in diversi settori. Il tema era stato poi ripreso qualche settimana fa anche da Andrus Ansip, vicepresidente della commissione, che aveva parlato proprio della portabilità e dell’accesso ai contenuti online protetti dal diritto d’autore come di un importante obiettivo da conseguire.

Secondo le indiscrezioni, la proposta della Commissione parte dal divieto di geoblocking (che attualmente impedisce la portabilità dei beni immateriali) da parte dei servizi online. L’idea sarebbe quella di dare vita ad un regolamento in grado di stabilire il diritto di portabilità senza bisogno di nuovi interventi da parte dei legislatori delle singole nazioni. In parole povere, i gestori di servizi online sarebbero obbligati a permettere ai loro utenti l’accesso al proprio account in qualsiasi Paese europeo.

Sembra scontato, ma anche nella vecchia Europa può accadere di trovarsi in Paesi dove determinati contenuti non sono ancora disponibili o non accessibili. Netflix, Hbo Online e Amazon Instant Video sono alcuni esempi di queste differenze in termini di offerta, e di presenza, nei vari Stati. In questa maniera si vuole permettere ai consumatori di sottoscrivere, ad esempio, un abbonamento nel loro Paese di residenza e di poterne usufruire anche quando si trova all’estero o di consumare contenuti legalmente acquisiti o affittati, come film, ebook o canzoni.

Si tratta solo di indiscrezioni, tuttavia già fioccano le prime critiche: secondo Julia Reda, eurodeputata del partito pirata, l’approccio sarebbe troppo conservativo e poco ambizioso e produrrebbe il minimo risultato possibile su questo fronte. In particolare viene evidenziata una criticità: la proposta andrebbe più a cercare di risolvere i problemi dei turisti che quelli dei cittadini europei. Non si parla dei problemi, spiega la Reda, di “coloro che non hanno accesso a servizi non offerti nel loro paese d’origine, che saranno quindi ancora esclusi dalla cultura e dalla conoscenza”.

In linea generale, l’obiettivo della commissione sarebbe un’armonizzazione delle normative sul copyright. Su questa materia, infatti, ci sono notevoli differenze nei vari Paesi dell’Unione. Tra le iniziative proposte c’è la sottoscrizione del Trattato di Marrakech che prevede:

  • la costituzione di licenze uniformate a disposizione delle persone con disabilità
  • il chiarimento dell’eccezione legata allo scopo educativo
  • l’estensione dell’eccezione legata alla ricerca e al data mining da parte delle organizzazioni di ricerca

Tra le iniziative al vaglio della commissione per armonizzare la normativa sul diritto d’autore ci sono moltissime altre ipotesi, tra cui una tassazione ad hoc per gli aggregatori, e questioni legate ad aspetti “particolari”. Ad esempio il diritto al panorama: in Italia chiunque può fotografare e riprodurre anche a fini commerciali qualsiasi opera o oggetto che ricada nella definizione di “Bene culturale”, ma a livello comunitario non esiste una disciplina specifica che regoli questo campo.

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