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Copyright, Guardia di Finanza chiude un “cyberlocker” italiano

“Ordine di inibizione”, questa è la scritta che compare ora, in caratteri belli evidenti, cliccando in Italia il sito www.ddlstorage.com. E poi l’indicazione “artt. 14 e seg. D.Lgs. n. 70/2003” e “Procedimento Penale n. 3469/2013 R.G.N.R. Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Cagliari”. Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari, in stretta collaborazione con il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma, ha infatti individuato i principali uploader del più importante cyberlocker italiano, DdlStorage, oscurando il sito e i suoi server. È stato inibito l’accesso dall’Italia ed è stata denunciata una ventina di persone. L’azione rientra nella più ampia operazione “Italian Black Out”, che lo scorso anno aveva portato a bloccare l’accesso a un altro sito specializzato nella pirateria audio-video: Ddlhits.Con plauso degli operatori del cinema Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali), Fapav (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) e Univideo (Unione Italiana Editoria Audiovisiva – Media Digitali e Online), è stata rivelata una complessa organizzazione dedita alla condivisione illecita di contenuti audiovisivi, musicali e multimediali, smantellando un imponente giro d’affari che vedeva coinvolti 25 soggetti in tutta Italia. Un bel colpo alla pirateria e alla cyber criminalità.
DdlStorage consentiva l’accesso a milioni di opere protette dal diritto d’autore tra cui film, serie televisive, videogiochi e musica. Un vero e proprio canale di diffusione di file pirata gestito da italiani, ma che utilizzava oltre 120 server esteri. I cyberlocker sono servizi di archiviazione su server remoto che consentono agli utenti di caricare file, che possono poi essere condivisi in modalità streaming o download, gratuitamente o tramite acquisto di account “premium” che garantiscono migliori prestazioni e che costituiscono una tra le principali fonti di guadagno per i gestori di questi servizi. Oggi i cyberlocker sono sempre più frequentemente utilizzati per la condivisione non autorizzata di contenuti audiovisivi. La loro connessione con i siti pirata rivela come la filiera di distribuzione del contenuto illecito sia particolarmente strutturata e gestita da soggetti altamente preparati e con una suddivisione dei ruoli così precisa da evidenziare nuovamente come dietro la pirateria si celi un vero e proprio business criminale. Il motivo del sempre più ampio utilizzo dei cyberlocker è assai noto: gli uploader sfruttano infatti le possibilità di guadagno offerte da questa tipologia di servizi. A fronte di questi proventi illeciti, come sottolineano Agis & co., si creano ingenti danni al comparto audiovisivo, stimabili in oltre 500 milioni di euro ogni anno, senza contare l’evasione fiscale, la perdita per l’erario e in termini occupazionali. (panorama)

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