La sentenza con cui la Corte d’Appello di Milano ha condannato la Fininvest, presenta alcune singolari irritualità che spero vengano corrette in Cassazione. Non sono un esperto di economia aziendale, ma trovo singolare che l’ammontare del risarcimento sia quasi il doppio dell’attuale valore delle quotazioni in borsa di Fininvest nel gruppo Mondadori, inoltre mi sembra che il collegio giudicante
si sia permesso qualche licenziosità da «giurisprudenza creativa» che mi pare lesiva, sia della persona Berlusconi, per il quale ci si appella al proverbiale «non poteva non sapere», pur di ritagliargli una corresponsabilità nella corruzione di uno dei giudici che emisero il lodo Mondadori, sia della dignità professionale degli altri componenti il collegio giudicante che, pur non essendo stati corrotti, avrebbero subito condizionamenti nell`emettere un pronunciamento unanime. Secondo il Csm è deontologicamente corretto, nell’emettere una propria sentenza, insinuare dubbi sull’operato di colleghi?
Daniele Bagnai (Il Giornale)
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