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Con lentezza, l’Ue si muove sul caso Durov-Telegram

Ci voleva l’inchiesta in Francia per indagare su Telegram anche in Europa. L’Ue, che come la Carolina della canzone ha bisogno di qualcuno che la strattoni per svegliarsi, starebbe indagando Telegram per violazioni al Dsa, il Digital Services Act, la normativa che dovrebbe finalmente rimettere al loro posto le grandi aziende digitali. L’elefantiaco apparato Ue ha bisogno dei suoi tempi ma ogni viaggio inizia con un primo passo. Che sembra esserci già stato a Bruxelles. Uno dei temi riguarda il numero di utenti su Telegram. A febbraio scorso Telegram aveva denunciato 41 milioni di utenti nei diversi Paesi dell’Ue. La piattaforma questo mese non ha comunicato l’aggiornamento richiesto dal Digital Services Act  – ha scritto il Financial Times nei giorni scorsi, – limitandosi a dichiarare di aver “un numero significativamente inferiore ai 45 milioni di utenti attivi ogni mese in media nell’Ue”. Non è un caso. Già, perché il Dsa impone obblighi più stringenti alle piattaforme con un numero superiore di utenti e rimanere sotto soglia garantirebbe a Telegram di non dover ottemperare a una serie di norme contenute nel nuovo regolamento. Il caso Durov, in Francia, sta diventando un ircocervo giuridico. Che sta spaccando in due l’opinione pubblica. La responsabilità penale dei titolari di una piattaforma può comprendere ciò che fanno singolarmente gli utenti? Se così fosse anche Musk e Zuckerberg rischierebbero grosso. Per non parlare di Bezos e degli altri nababbi di internet. Il tema è duplice: da un lato la mancata collaborazione di Telegram con le autorità, ecco il vero busillis in punta di diritto, dall’altro i temi strategici che ruotano attorno a una piattaforma utilizzata dalle forze armate di buona parte del mondo. Chi ha i codici ha in mano le informazioni. La vera questione nodale dell’intera vicenda. Ora si muove anche la Ue. Con lentezza, senza fretta.

Luca Esposito

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