La commissione Cultura alla Camera continua a lavorare sulla proposta di legge per la riforma dell’editoria, ma le spine restano. Alcuni degli emendamenti più dibattuti sono stati accantonati dal comitato ristretto che ha rinviato l’espressione del parere.
I primi due articoli, con cui viene istituito il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e viene stabilito che le risorse assegnate al Fondo siano ripartite annualmente con Dpcm o del sottosegretario delegato, sono stati esaminati ed alcune proposte di modifica sono state messe da parte.
Tra queste, quella che interviene sulle modalità di calcolo del contributo di solidarietà dello 0,1% a carico dei concessionari pubblicitari per alimentare il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. La proposta di modifica prevede che l’entità di questo contributo sia calcolata sul fatturato e non sul reddito, come avviene adesso, per evitare il mancato versamento da parte di società con sede fiscale non in Italia.
Tra gli altri emendamenti “messi in frigorifero” troviamo anche quelli che propongono la modifica del Registro delle imprese e ed il ripensamento dei criteri qualitativi dei punti vendita, in modo da uniformarli tra quelli per i punti esclusivi, ad esempio edicole, e non esclusivi.
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