Editoria

Cnog e Ossigeno: “Resta ingiustificabile esclusione giornalisti nel processo Origone”

Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, e il  presidente di Ossigeno per l’Informazione, Alberto Spampinato, continuano ad esprimere preoccupazione per il respingimento delle richieste di costituzione di parte civile nel processo penale contro i quattro agenti di polizia accusati dell’aggressione al giornalista Stefano Origone. Questa decisione, assunta dalla giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini il 20 ottobre 2020 alla prima udienza del processo, continua a destare contrarietà alla vigilia della conclusione del processo medesimo prevista il 10 febbraio.

Stefano Origone è stato aggredito a Genova, in Piazza Corvetto, mentre seguiva per conto del suo giornale, il quotidiano “La Repubblica”, una manifestazione di protesta contro un comizio di Casapound. Tale aggressione, secondo Cnog e Ossigeno, ha violato gravemente diritti e ha avuto un effetto di intimidazione generale sull’intera categoria dei giornalisti. Ha reso evidente che in Italia può accadere che un cronista impegnato pacificamente in un servizio di cronaca per il proprio giornale, nonostante proclami la sua identità e giustifichi la sua presenza, possa essere aggredito e percosso dagli agenti di polizia in servizio di ordine pubblico.

“Negare la costituzione di parte civile – affermano le due organizzazione – significa danneggiare seriamente l’attività che queste organizzazioni svolgono per compito statutario per difendere e tutelare il libero esercizio del diritto di cronaca e del diritto di raccogliere informazioni di pubblico interesse, del diritto di svolgere questa attività senza subire violenze né ritorsioni, in particolare quando assistono a ciò che avviene in luoghi pubblici come strade e piazze”.

“Questo effetto di intimidazione generale – ribadiscono Ordine e Ossigeno – è stato amplificato dalla circostanza che l’aggressione sia avvenuta a Genova, in un luogo reso altamente simbolico dai gravi incidenti fra poliziotti in servizio di ordine pubblico e manifestanti durante il G8 del luglio 2001. Escludere le organizzazioni più rappresentative dei giornalisti da un processo chiamato a dimostrare che non può esserci giustificazione né impunità per simili comportamenti ha impedito di fare valere in giudizio queste ragioni e i fondamenti di diritto su cui esse poggiano. Ciò appare inspiegabile”.

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