Che fine fa Repubblica? I giornalisti ora vogliono saperne di più e mettono la proprietà davanti alle sue responsabilità: entro la giornata di oggi dovranno arrivare notizie sulla trattativa Gedi-Antenna. La trattativa tra il gruppo legato agli Elkann e i greci prosegue sott’acqua. Al buio. Così come, al buio, erano i giornalisti quando la notizia dell’inizio dei negoziati e dell’ipotesi di cessione del gruppo Gedi aveva iniziato a trapelare sui media. Una brutta pagina. Che, evidentemente, prosegue. E, leggendo la nota del comitato di redazione di Repubblica, sembra proprio che la fine di quest’atteggiamento non voglia arrivare. Si continua a trattare in privato, nel chiuso delle stanze. Senza che i lavoratori siano minimamente informati di nulla.
La nota è un attacco deciso: “Ad oltre un mese dalla nostra interlocuzione in merito alla vendita del gruppo Gedi, pensiamo che non sia più procrastinabile una risposta chiara e inequivocabile dell’azienda”. E ancora: “L’assemblea di redazione di Repubblica, che sta trascorrendo queste festività di fine anno con ben poca serenità, attende di sapere se la richiesta di portare sul tavolo delle trattative con il gruppo Antenna le garanzie occupazionali, di rispetto del perimetro aziendale e di linea politico-editoriale è stata accolta dai vertici di Exor e se dunque venditore e acquirente hanno entrambi recepito positivamente la nostra istanza di comprendere, nel contratto di compravendita, la clausola di salvaguardia sociale e di tutela dell’indipendenza della testata”.
La risposta, sul destino di Repubblica e Gedi, deve arrivare da Exor, dagli Elkann e solo allora (forse) ci sarà la fine delle polemiche: “Le affermazioni a mezzo stampa di fonti vicine ad Antenna Group non sono da noi ritenute a nessun titolo sufficienti come risposta. Risposta che, fino a quando la compravendita non sarà definita, ci attendiamo da quello che è ancora il nostro editore, e a cui spetta la responsabilità sociale di garantire i livelli occupazionali del gruppo che intende cedere, oltre ovviamente alle fondamentali garanzie democratiche”. Infine l’ultimatum: “Chiediamo pertanto ai vertici di Gedi e di Exor di darci una risposta entro mercoledì 7 gennaio, data in cui informeremo la redazione sull’esito delle nostre richieste”. Chissà se arriverà mai.
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