Editoria

Fnsi a difesa di Radio Radicale: “Non spegnetela”

Il caso Radio Radicale agita i giornalisti e prende posizione pure la Fnsi. Che, sulla vicenda legata alla convenzione da dieci milioni assente in manovra, rivolge un accorato appello alle istituzioni. Affinché non si spenga una voce che, oltre a essere benemerita, è tra le più autorevoli e utili per consentire ai cittadini di seguire i lavori della politica. Il tema è emerso nei giorni scorsi con la denuncia lanciata da Professione Reporter che, per prima, ha riferito la vicenda. In manovra, per la prima volta dopo trent’anni, era assente qualunque riferimento a Radio Radicale e alla convenzione per i servizi dal Parlamento. Un vulnus che non s’era registrato mai finora, nemmeno ai tempi (poco) gloriosi di quel vecchio sottosegretario all’Informazione e all’Editoria che si piccava di informarsi su Telegram.

La Fnsi, con la segretaria generale Alessandra Costante, rivolge un appello: “Dopo 30 anni  la convenzione fra Radio Radicale e lo Stato italiano è a rischio per mancanza di finanziamenti. La redazione si è accorta che la testata non viene nominata in nessun provvedimento di legge. Ci auguriamo che il governo e il Parlamento non vogliano spegnere una delle voci più autorevoli nel mondo dell’informazione politica e l’unica, ancora oggi, a trasmettere in diretta le sedute delle Camere e i più importanti avvenimenti politici. Un’opera insostituibile al servizio dei cittadini, che possono formarsi un’idea direttamente, e della democrazia stessa”.

La vicenda è aperta e le speranze, insieme alle aspettative, sono tutte nel Milleproroghe che dovrà essere approvato in Parlamento. L’aria non è tesissima e, a quanto pare, la convenzione potrà essere “recuperata” in un atto diverso ed estraneo alla legge di bilancio. Ma il tema c’è, si ripropone con forza e decisione e anima il dibattito all’inizio di un anno che già si annuncia decisivo e cruciale per le sorti dell’informazione.

Luca Esposito

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