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CANONE TV E PUBBLICITÁ. COSA SUCCEDE IN EUROPA?

In Italia poco canone e tanti spot. In Europa si paga di più, ma la pubblicità è poca o addirittura assente.
Il canone Rai è di112 euro, il più contenuto nell’Europa occidentale. L’imposta finanzia solo il 47% dell’azienda di Viale Mazzini. L’altro 40% deriva dalla pubblicità e il restante 13% dalla cessione dei diritti.
Questo significa che dobbiamo sorbirci “tonnellate” di spot.
Ma cosa succede in Europa? Come si sostengono le emittenti continentali? Quanto pagano i cittadini per il canone? Esiste la pubblicità?
Esaminiamo alcuni casi.
In Germania i tedeschi sborsano ogni anno una tassa legata al possesso di una tv di circa 215 euro per due canali pubblici (Ard e Zdf) che possono trasmettere anche spot pubblicitari soltanto tra le ore 17 e le 20 dei giorni lavorativi. In totale, gli spot sono circoscritti a 20 minuti al giorno, con un massimo di 12 minuti all’ora. Dal 2013 la tassa diventerà un’imposta fissa per ogni residenza indipendentemente dal possesso di un apparecchio ricevente e della fruizione del servizio. I teutonici dovranno sostenere il servizio radiotelevisivo nazionale in quanto è considerato dalla Costituzione un valore nazionale.
In Gran Bretagna, la BBC, si sostiene solo col canone di 176 euro e su un’efficace repressione degli evasori. Per chi non paga è prevista anche la custodia cautelare.
In Francia il canone ammonta a 116 euro (poco più che in Italia), ma dal 2009 la tv pubblica non trasmette pubblicità “invasive”. Gli spot sono ammessi solo durante gli intervalli naturali dei programmi. Il provvedimento, oggetto di polemiche, fu voluto da Nicolas Sarkozy. Il presidente francese fu accusato di voler “dirottare” la pubblicità verso le emittenti private, dove avrebbe avuto amicizie e conoscenze. In ogni caso la temuta “transumanza” degli spot non avvenne e le tv private non ne beneficiarono.
In Spagna il canone non esiste da decenni (è stato abolito per l’elevata evasione). Inoltre dal 1° gennaio 2010 la tv di Stato non trasmette pubblicità. La Televisión Española (o TVE) è sostenuta da contributi statali e dalla vendita di programmi all’estero. Tuttavia la crisi attuale prevede impone al governo un taglio di 200 milioni di euro (il 16,7% del totale). Dunque l’emittente pubblica potrebbe, secondo il presidente del Cda della TVE Santos Ruesga, considerare un ritorno parziale della pubblicità (si è parla di 3 minuti ogni ora) che smusserebbe le perdite.
Al di là dei numeri, che pur sono importanti, ciò che conta è come una tv pubblica migliora la società civile e contribuisce al sistema Paese. In quel caso ben venga una pubblicità o qualche euro in più da pagare.
Egidio Negri

editoriatv

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