Nel delitto di calunnia il dolo non è integrato dalla mera coscienza e volontà dell’atto di incolpazione. Lo chiarisce la Corte di Cassazione nella sentenza n. 3179 del 2012. Per i giudici, il dolo richiede, da parte dell’agente, l’Immanente consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato, non ravvisabile nei casi di dubbio o di errore ragionevole, conclusione questa tanto più da ribadirsi in casi come quello di specie in cui i fatti, valorizzati ai fini dell’art. 368 c.p., sono stati desunti non da una formale denuncia, ma da un atto di citazione, radicato dalla persona accusata di calunnia, nei confronti del suo difensore, persona ritenuta calunniata.
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