Categories: Radio/TV

BERNABE’: LA7 NON SI UNIRA’ A MEDIASET. MA I GIORNALISTI SCALPITANO

«Assolutamente no. Non c’è nessun rapporto con Mediaset». I giornalisti di La7 chiedono chiarezza e un rilancio dell’emittente.
Franco Bernabé , presidente di Telecom, ha smentito le indiscrezioni su una possibile fusione di La7 con il Biscione. Una simile voce circolò anche nel 2006. Anche allora fu smentita. In effetti sarebbe il colmo. Il connubio La7-Mediaset rischierebbe di far impallidire l’Antitrust. Il duopolio Rai-Mediaset, già bacchettato dall’Europa per aver ostacolato il pluralismo, fagociterebbe, dal lato di Mediaset, anche il nascente “Terzo polo” televisivo. Tuttavia, stando alle parole di Bernabè, il pericolo non esiste.
Tra i possibili compratori ci sono Carlo De Benedetti con il Gruppo Espresso. Quest’ultimo sarebbe interessato alle frequenze. De Benedetti punterebbe su un investimento industriale dal sicuro profitto: torri, piloni e frequenze da riutilizzare, affittare o rivendere. Interessati all’affare sarebbero anche Tarak Ben Ammar, già amministratore nel cda Telecom Italia, Urbano Cairo che, con la sua Cairo Communication, è il “procacciatore” di pubblicità dell’emittente. Timide voci anche su Della Valle.
In ogni caso nessuna trattativa si è formalizzata. Intanto l’assemblea dei giornalisti di La7 sembra preoccupata per la scissione delle emittenti. L’assemblea dei soci ha deciso che le emittenti La7, La7D e Mtv (che confluiranno in un “contenitore” societario denominato La7 Spa, mentre TIMedia diventerà una holding pura di partecipazioni in cui confluirà, oltre a La7 Spa, anche TIMedia Broadcasting, la società operatore di rete) saranno divise dalla frequenze. «Si tratta di una divisione che non ha precedenti in Italia, che non produrrebbe valore per gli azionisti e finirebbe per indebolire le tv del gruppo Telecom, mettendone a rischio lo sviluppo futuro, a solo vantaggio del duopolio Rai-Mediaset, che blocca il settore dei media, distorce il mercato pubblicitario, frena lo sviluppo del Paese».
Se proprio è necessario vendere i giornalisti sperano che l’emittente sia acquistata da un «editore con seri progetti di rilancio e un management che punti davvero allo sviluppo delle Tv».
C’è ne sono in giro? Male che vada, se la situazione dovesse degenerare c’è sempre la nuova Agcom, pronta a ristabilire il corretto funzionamento del mondo televisivo italiano.

editoriatv

Recent Posts

Claude firma i suoi testi senza farsi vedere: cosa può davvero scoprire il nuovo watermark dell’intelligenza artificiale

C’è una differenza sostanziale tra cercare di indovinare se un testo è stato scritto dall’intelligenza…

23 ore ago

“Sì ai diritti dei giornalisti ma non siamo tifoserie”, la Fnsi sul caso Ranucci

Pure la Fnsi si schiera sul caso Ranucci. Sì alla solidarietà, no alle strumentazioni politiche.…

23 ore ago

Il Tg3 apre con Report: “Non si deve distruggere il programma”

Si muove anche il comitato di redazione del Tg3 sul caso Ranucci. E i giornalisti…

23 ore ago

Edicole e Bolkestein, la crisi dell’informazione in strada incontra il nodo delle concessioni

La crisi delle edicole italiane non nasce con la direttiva Bolkestein e sarebbe sbagliato attribuire…

2 giorni ago

L’Ordine dei Giornalisti sta con Report e attacca Il Tempo: “Loro quanto pagano i collaboratori?”

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti sceglie Report nella battaglia dei due fuochi. Da un…

2 giorni ago

Usigrai sta con Report: “Stipendi faraonici? Populismo patetico”

Usigrai a difesa di Report. E il sindacato di Viale Mazzini s’è infuriato per la…

2 giorni ago