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Bartoli porta a Meloni le ragioni della protesta della Fnsi

Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, ha portato le ragioni della protesta Fnsi alla conferenza stampa di fine anno del premier Giorgia Meloni. La delegazione del sindacato, come ampiamente annunciato già nelle scorse settimane, ha disertato l’incontro. Il presidente dell’Odg si è fatto portavoce dell’agitazione e, in apertura della conferenza, ha spiegato i motivi del disagio dei giornalisti italiani. “L’Italia da anni è sotto osservazione delle istituzioni europee per l’elevata mole di azioni giudiziarie intimidatorie contro i giornalisti – ha spiegato Bartoli – Per questo chiediamo di ripensare a fondo la riforma della diffamazione in discussione al Senato; una proposta che non disincentiva in maniera seria le liti temerarie e comprime invece, a nostro avviso in maniera ingiustificata, il diritto dei cittadini a un’informazione libera e approfondita. Speriamo che il Parlamento non ripeta l’errore commesso nella scorsa legislatura, quando ha approvato le norme sulla cosiddetta presunzione di innocenza: un principio sacrosanto che la legge non ha saputo difendere, ma la cui applicazione ha prodotto l’oscuramento di tantissime notizie di cronaca”.

Ma non è tutto. Bartoli infatti ha aggiunto: “Per fortuna, recentemente la Corte di Cassazione in una chiarissima sentenza ha difeso e valorizzato il giornalismo di inchiesta. Siamo anche soddisfatti delle recenti modifiche apportate dall’Europa al Media Freedom Act a tutela dei giornalisti che non possono e non devono essere intercettati mentre svolgono il loro lavoro come purtroppo è accaduto in Italia e come è stato rivelato pubblicamente nei giorni scorsi. Guardiamo all’Europa, alla Corte europea dei diritti dell’Uomo, alla Corte Costituzionale, alla Cassazione, ma dobbiamo prendere atto di essere descritti, da alcuni esponenti del ceto politico, come speculatori che lucrano sulle disavventure giudiziarie”.

Quindi il presidente dell’Odg Bartoli ha espresso a Meloni tutti i dubbi e le perplessità dei giornalisti rispetto alle ultime novità in fatto di tecnologia: “Quest’anno abbiamo ricordato i 60 anni dell’Ordine. Non una autocelebrazione, ma un momento di riflessione sulla storia del giornalismo italiano, sul suo presente e sul suo futuro. Una riflessione che ci porta a chiedere ancora una volta che il Parlamento approvi una riforma della professione che attendiamo da diversi decenni. Nell’epoca dell’Intelligenza artificiale siamo ancora inchiodati a norme pensate e approvate il secolo scorso. Abbiamo presentato la nostra proposta, unanime, speriamo di avere l’ascolto delle istituzioni”.

Luca Esposito

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