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Barachini: “Più giornalisti, più contributo pubblico”

Certe cose, per quanto possano apparire scontate, bisogna pur dirsele e così il sottosegretario Barachini torna a spiegare che “senza giornalisti non c’è informazione”. Il sottotesto delle dichiarazioni rilasciate del responsabile del Dipartimento all’Informazione e all’Editoria, è tutt’altro che banale. Non basterà l’intelligenza artificiale, non servirà copincollare veline né tradurle in tempo reale. La disintermediazione, in realtà, è una bolla. Senza una lettura e un’analisi delle cose non c’è informazione. E i giornalisti a questo servono: a riportare i fatti e a consentire una lettura a chi vuole informarsi.

Durante l’incontro “Giornalismo, una professione da difendere – L’informazione tra minacce e sfide dell’innovazione” promosso dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti a Montecitorio, in collaborazione con la Camera dei Deputati, Barachini ha espresso il suo punto di vista. Partendo dal lavoro del governo: “Sono contento che, proprio in reazione alle tante crisi internazionali, abbiamo varato una norma a sostegno della formazione e dell’assicurazione dei freelance, molto spesso inviati in zone di guerra. Il Governo si è impegnato a trovare un fondo per aiutare gli editori a formare e assicurare questi giornalisti che sono costantemente a rischio della propria incolumità fisica, e, nonostante ciò, raccontano crisi delicatissime”.

Barachini ha poi proseguito: “Più giornalisti più contributo pubblico, più risorse pubbliche. Questa – ha detto il sottosegretario- è una delle strade virtuose da seguire”. Una frase che, al tempo della demagogia che si fa digitale diventa addirittura quasi rivoluzionaria. “A vertici internazionali, come l’ultimo a Copenaghen, per sensibilizzare l’intero sistema europeo dell’informazione alla creazione di un fondo a sostegno dell’informazione europea perché il racconto europeo e nazionale è fondamentale per evitare che i nostri Paesi vengano raccontati da realtà diverse che hanno altre finalità”. Quindi un passaggio sull’Intelligenza artificiale: “Occorre occuparsi di Ia – ha sottolineato Barachini -. Il vero grande rischio nasce della crisi del rapporto di fiducia fra quello che vediamo, leggiamo, ascoltiamo e la realtà. Ma ovviamente questa è una battaglia per la libertà di stampa. Servono misure come i codici deontologici all’interno delle redazioni per l’utilizzo dell’Intelligenze artificiale, come fatto da molte realtà giornalistiche ma anche dall’Ordine stabilendo che l’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica. Ecco questa deve essere una chiave: tornare a dare un volto e anche una responsabilità all’informazione”.

Luca Esposito

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