Si svolge oggi a Milano l’assemblea dell’Upa, l’associazione dei maggiori inserzionisti pubblicitari. «La torta degli investimenti si è ridotta dal 2009 – commenta Lorenzo
Sassoli de Bianchi, presidente dell’Upa – e ha portato più tensioni nel sistema. Il rischio è che si penalizzino le professionalità, come quelle delle agenzie, mettendole sotto pressione con troppi partecipanti a gare al ribasso e senza copertura dei costi. Basta che le agenzie siano coerenti e non offrano loro il ribasso dei costi». Sul mercato, l’unico settore che avanza è lnternet, del 18%.
Uno dei punti centrali della riflessione dell’Upa sarà quello della trasformazione dell’offerta televisiva con la transizione al digitale: cresce il numero dei programmi, l’ascolto tende a frammentarsi e a scegliere anche canali specializzati. Questi ultimi sono in competizione sul mercato pubblicitario con l’editoria periodica? La tv classica, generalista, è in declino e perde di efficienza per gli investitori o vive una nuova stagione di crescita, grazie al circuito con i social network e il Web, alla visione differita, all’Alta definizione e al 3D?
Quanto ai nuovi media, l’Upa dà rilievo alla circolazione dei video e ai social network, con la nascita del nuovo Google +, ma anche alle potenzialità pubblicitarie dei terminali mobili.
Marco Mele (Il Sole 24 Ore)
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