Lo scorso 30 maggio, la Corte Suprema di Londra aveva deciso l’estradizione in Svezia del fondatore di Wikileaks, Julian Assange, che deve rispondere delle accuse di presunte molestie sessuali denunciati da due donne. Oggi i legali di Assange hanno presentato alla Corte ricorso contro il verdetto. Lo ha annunciato su twitter lo stesso WikiLeaks. La corte ha permesso agli avvocati di presentare l’anomalo ricorso sulla base di un cavillo procedurale. Si tratta di un ultimo appiglio per il fondatore di Wikileaks che continua a respingere le accuse definendo la richiesta di estradizione avanzata dalla Svezia politicamente motivata.
Il presidente della Corte britannica, Lord Phillips, ha precisato che il verdetto è stato raggiunto con una maggioranza di cinque a due (i giudici erano sette in totale): «Non abbiamo analizzato i fatti ma solo i dubbi di natura legale sollevati dal caso», ha detto Phillips.
Al boss di Wikileaks la Corte Suprema ha accordato 14 giorni di tempo per preparare l’eventuale ulteriore ricorso alla corte europea dei diritti umani (che a sua volta avrà 14 giorni per decidere se accogliere o meno l’istanza). Con questo verdetto Julian Assange ha però esaurito tutte le sue ‘munizioni’ all’interno del sistema giudiziario britannico.
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