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ASPETTANDO LA RIFORMA DELLA GASPARRI. IL NUOVO CDA RAI SECONDO PETRUCCIOLI

Claudio Petruccioli ha formalmente chiuso il suo mandato di presidente della Rai distribuendo a giornali, a responsabili culturali, a dirigenti politici un volumetto di 24 pagine.
Questo volumetto è tante cose insieme: è un atto di accusa nei confronti della classe dirigente del Paese, è un’analisi lucida e cruda della condizione in cui versa la Rai (troppi feudi, troppo infeudata), è una sfida alla politica a mettere nella sua agenda una prima questione non rinviabile: la nomina del prossimo consiglio di amministrazione.
La scadenza del cda della Rai può diventare un punto di partenza per aprire un dialogo serio sulle riforme istituzionali. E le cose da cambiare sono davvero tante. In primis bisogna cancellare il regime attuale che vede la proprietà della Rai nelle mani del governo, fonte di “tensioni, instabilità, equivoci”. Bisognerebbe garantire una gestione autonoma dell’azienda facendo in modo che il sistema politico nel suo insieme e perfino ogni suo segmento non possano più interferire nella vita della Rai, avanzando istanze e pretese di parte.
Come scrive lo stesso Petruccioli, “Basterebbe un decreto non più lungo di tre righe”. Basterebbe abolire, dal Testo unico della radiotelevisione, le norme che parlano del direttore generale e ne definiscono compiti e poteri. Varrebbe da subito la disciplina generale delle società per azioni, “disciplina che prevede la figura dell’amministratore delegato”. Considerato il tempo che ci vorrà per cambiare la legge Gasparri (e ammesso che ciò verrà fatto) si potrebbe già fare in modo che i due consiglieri di amministrazione, su nove indicati dall’azionista, siano uno il presidente (che per diventare tale deve ottenere almeno i due terzi dei voti della commissione bicamerale di Vigilanza) e l’altro quello candidato alla carica di amministratore delegato, naturalmente votato dal cda, come prevede il codice civile. “La proposta contemporanea del ticket, dei due ruoli più importanti nel governo aziendale, presenterebbe il vantaggio della trasparenza, e consentirebbe a tutti una valutazione complessiva e motivata”, scrive Petruccioli. Bisogna capire che un conto era la lottizzazione al tempo della Prima Repubblica, una degenerazione ma pur sempre una ricerca di equilibrio, un altro conto è oggi “l’appropriazione da pare di una maggioranza pro tempore” della Rai.
Molti parlano a vanvera di Rai, c’è sempre qualcuno che ipotizza di privatizzare una o due reti, altri sventolano progetti impraticabili, ma vendere soluzioni rivoluzionarie è il modo migliore per non fare nulla. Le proposte di Petruccioli, invece, sono praticabili da subito.
Ma le speranze che qualcosa cambi già con il prossimo cda sono minime. Le nomine, infatti, come affermato dallo stesso Gasparri recentemente in una trasmissione televisiva, verranno fatte secondo le regole della Gasparri, perché è, attualmente, la legge in vigore.
Fabiana Cammarano

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