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ART.21, PARTE RISORSE ASTA FREQUENZE A FONDO NAZIONALE

“Il governo ha annunciato l’asta per le frequenze digitali. Un’asta che deve essere fatta devolvendo parte di quanto ricavato al Fondo per l’editoria e l’emittenza”.
È la proposta avanzata dall’associazione Articolo 21, attraverso il suo portavoce Giuseppe Giulietti, e ribadita nel corso dell’incontro sul tema “La riforma dell’editoria tra tecnologie e pluralismo”, in corso all’hotel Nazionale a Roma.
“Si tratta – ha proseguito Giulietti – di una grande questione democratica e di salvaguardia dell’articolo 21 della Costituzione. Il governo – ha aggiunto – ha fatto decreti su tutto tranne che sul conflitto di interessi per non disturbare il titolare di questo conflitto. Noi riteniamo che la nostra proposta consentirebbe di far pagare una piccola quota parte a chi ha creato un mercato malato”.
Il senatore del Pd, Vincenzo Vita, ha ripreso il tema dell’asta sottolineando come si stia profilando come “una vera e propria stangata della quale vorremmo sapere l’ammontare. Si tratterà – ha chiesto provocatoriamente – di un’asta o di un discount”. Anche lui ha sostenuto la necessità di “ridistribuire parte delle risorse di questa asta a tutta l’editoria, soprattutto quella minore”. A proposito del Fondo per l’editoria e l’emittenza, il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi, ha ribadito la necessità di impostare una programmazione triennale e non di stabilirne l’ammontare annualmente. “In questo modo – ha osservato – sarebbe possibile effettuare una programmazione di più ampio respiro al momento impossibile”.
Per il presidente di Mediacoop, Primo Salani, “il Fondo per l’editoria non appare uno strumento superato, o parassitario, ma strategico. Delimitato nella sua destinazione alle forme di produzione di informazione ritenute meritevoli di sostegno per il oro contributo a un’editoria autogestita indipendente, qualificato e organizzato, deve però – ha concluso – essere adeguato alla natura dei compiti che deve tutelare. Occorre – ha ribadito anche Salani – che abbia un respiro triennale che consenta una minima certezza sul suo ruolo nelle politiche aziendali e che sia coordinato con le altre forme di intervento e aperto – ha concluso – alle nuove forme di produzione di informazione”.

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