Gratis. Sì. Ma con le pubblicità: Meta ha trovato il modo di fare cassa anche su Whatsapp. Lo schema è sempre lo stesso e si basa su tre “mosse” che l’azienda ha annunciato in un post pubblicato online. La prima riguarda gli abbonamenti ai canali, che potranno essere sostenuti a fronte di un “piccolo” pagamento mensile. La seconda è legata alle inserzioni dei canali stessi e, infine, come terza (e più redditizia con ogni evidenza) mossa ci sarà il ritrovarsi delle inserzioni pubblicitarie nel proprio stato grazie a cui “si potranno trovare aziende nuove e avviare un dialogo con esse”. Le nuove funzioni, assicurano da Meta, saranno visibili solo negli Aggiornamenti e resteranno separate dalle chat personali. Che, giurano ancora dal social di Zuckerberg, non verranno minimamente “toccate” per vendere o analizzare dati e ben che meno saranno venduti contatti e numeri di telefono. La promessa è che “la tua esperienza non cambierà in nessun modo”. Quella di Meta, che si prepara a incassare un’altra valanga di soldoni, cambierà eccome.
La privacy, però, resterà la stella polare. Saranno utilizzare informazioni “limitate” come Paese, lingua adottata all’atto dell’iscrizione, la città o il comportamento con le inserzioni. La scelta di Whatsapp però è destinata, ancora una volta, a destare polemiche. Rumorose. Perché, sebbene confinate nella tab Aggiornamenti, le pubblicità hanno trovato un nuovo modo per infilarsi all’interno dei telefonini degli utenti. E Meta ha trovato un altro metodo per drenare nuove risorse a un mercato che già domina in coabitazione con Google, un vero e proprio duopolio che nel corso degli ultimi anni ha stracciato anche solo il ricordo di ciò che restava della retorica, piratesca, del web. Solo che i pirati sono rimasti lo stesso mentre per tutti gli altri, dai giornali fino agli utenti, gli spazi si assottigliano sempre di più per far posto agli interessi di un pugno di aziende. Più che la grande rivoluzione libertaria, un grande abbaglio. Ma confinato negli aggiornamenti.
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