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ARCHIVIATO ESPOSTO DI FINI CONTRO MINZOLINI PER UN SERVIZIO DEL TG1

II consiglio regionale dell’ordine dei giornalisti del Lazio ha archiviato l’esposto che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, aveva presentato il 27 ottobre 2011 nei confronti dell’allora direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Fini era irritato per un servizio economico andato in onda nell’edizione serale del Tg1 del 13 ottobre precedente a proposito della decisione della presidenza della Camera di non ammettere al voto prima di sei mesi un nuovo testo della legge del bilancio dello Stato dopo che per un incidente parlamentare era stato bocciato l’articolo 1. L’irritazione nasceva per un commento critico nei suoi confronti del vicedirettore di Libero, Franco Bechis, intervistato al termine del servizio. Per quella intervista il presidente della Camera aveva chiesto prima le dimissioni di Minzolini, poi aveva annunciato azioni legali e aveva cercato di promuovere una azione disciplinare davanti all’ordine dei giornalisti del Lazio.
Nel suo esposto Fini sosteneva che in quella edizione del Tg1 “diversi servizi si assumono del tutto lesivi e sanzionabili dal complesso corpus normativo che presiede l’attività giornalistica, e segnatamente quella del servizio pubblico”. Il presidente della Camera citava un servizio del Tg1 terminato “con una intervista al vicedirettore di Libero, che rafforzava ed acuiva a senso unico la convinzione per cui l’eventuale danno sarebbe stato attribuibile esclusivamente alla scelta dell’onorevole Fini”.
Il consiglio dell’ordine ha replicato con toni insolitamente duri, spiegando alla terza autorità dello Stato che “il giornalista ai sensi dell’articolo 2 della 69 del 1963 ha il diritto di critica, e di conseguenza può esprimere la sua opinione su tutto lo scibile, che finora non risulta essere patrimonio esclusivo dei parlamentari. L’informazione, per l’articolo 21 della Costituzione, non è soggetta a censure. È vero che la risoluzione dell’assemblea del Consiglio di Europa del primo luglio 1993 detta delle regole, come per altro le fissa la Carta dei doveri approvata 1’8 luglio 1993, ma il giornalista non può essere considerato una semplice cinghia di trasmissione e di conseguenza ha una sua autonomia come per altro una loro autonomia editoriale hanno i giornali: hanno una linea editoriale che il consiglio dell’ordine dei giornalisti non ha alcun potere di censurare”.
Una rivendicazione della libertà di espressione e dell’autonomia dei giornali dura anche nei confronti della protesta di quei politici come Beppe Giulietti e Vincenzo Vita che avevano definito quel servizio e quella intervista “un nuovo caso Boffo”.

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