Libero in affanno, o forse peggio. Stanno per arrivare i contratti di solidarietà, il piano è stato presentato in redazione e dietro l’angolo c’è un pesantissimo piano di austerity per il quotidiano degli Angelucci diretto da Maurizio Belpietro. La chiusura delle pagine romane, il trasferimento manu militare dei redattori a Milano, i tanti escamotage inventati per sopravvivere sono storia vecchia, Libero si trova a fronteggiare un drastico calo delle entrate pubblicitarie, a cui si aggiunge il problema dei contributi pubblici, grossa incognita dopo le disavventure con l’Agcom degli Angelucci. Fors ei soldi bloccati non arriveranno mai, ma in queste condizioni andare avanti risulta difficile. Non basterà il mancato rinnovo dei contratti a termine e di diverse collaborazioni “eccellenti”, ma onerose, in scadenza, i contratti di solidarietà sono solo un brodino. I dati sulla diffusione segnalano un calo di oltre il 6 per cento. Ma Belpietro sembra non preoccuparsene. I suoi editori hanno altre grane a cui pensare e altri obiettivi. Finanza, immobiliare, shopping in diversi settori. Dalle Terme di Montecatini all’appetitoso mercato del centri diagnostici. L’ultima chicca, mentre resta in bilico la questione della struttura sanitaria di Velletri, pare sia la partecipazione alla cordata chiamata a salvare l’Idi, nobile decaduto della sanità capitolina.
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