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ANCHE GOOGLE PUNTEREBBE AD ACQUISTARE YAHOO!

Secondo alcune indiscrezioni del Wall Street Journal, non solo il gigante del software Microsoft ma anche il colosso del search engine di Mountain View vorrebbe mettere le mani sul motore di ricerca in viola. I negoziati sono ancora fermi ad uno stadio «preliminare», si affrettano a chiarire i vertici, dunque si tratterebbe almeno per ora di offerte di finanziamento da prendere con le dovute cautele. Ancora fresco è il ricordo della proposta avanzata da Redmond nel 2008 che mise sul piatto ben 44,6miliardi di dollari, respinti però allora dal cda di Yahoo!. Il valore finanziario dell’azienda nei mesi successivi calò del 40% e adesso che la società di Jerry Yang naviga in cattive acque (utili in perdita del 26% stando ai dati resi pubblici mercoledì), l’interesse ad accaparrarsene una parte si fa sempre più pressante. Molto vicino a un’offerta sarebbe il gigante cinese dell’e-commerce Alibaba (di cui una quota del 43% è proprio nelle mani di Yahoo!), che avrebbe discusso un piano con Silver Lake e con la russa Digital Sky Technologies.
Ma che cosa ci celerebbe in realtà dietro l’interesse di Google? Secondo alcune ipotesi avanzate da Bloomberg le intenzioni di Big G non sarebbero quelle di “togliere di mezzo” un concorrente scomodo, specie se il fantasma dell’Antitrust continua ad incombere su Mountain View fin dal 2008, bloccando sul nascere l’operazione di una fusione prospettata dai vertici. Eppure proprio la circostanza (non casuale) che il colosso del search engine continui ad essere nell’occhio del ciclone per la propria posizione dominante nei risultati di ricerca e nella pubblicità, potrebbe bastare per motivare un’operazione di salvataggio dell’unico concorrente presente sul mercato. Il che potrebbe dare l’illusione di una competizione in un settore altamente concentrato come quello della ricerca su internet. Un’ipotesi più che credibile dal momento che imiterebbe le manovre già messe in atto da Microsoft nel 1997, quando con 150milioni di dollari investiti nell’allora agonizzante Apple, si assicurò una più sana e legale competizione nel mercato allora dominato dai propri prodotti. A Jerry Yang resta ora il potere di decidere che la storia ripeta o meno il proprio corso.
Manuela Avino

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