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ALL’OMBRA DELLA CENSURA DEL DRAGONE, AVANZA WEIBO

La storia insegna che la repressione spesso non fa che causare effetti contrari ai suoi scopi: è quanto accade in Cina dove nonostante la forte censura del web, gli utenti riescono ad aggirarla.

La Grande Muraglia, il virtuale muro censore della rete è quanto mai reale, ma negli ultimi anni si è andato affermando come arena di dibattito pubblico, sociale e politico una piattaforma di microblog che risponde
al nome di Sina Weibo.
È stato definito il Twitter cinese e sta di fatto che la piazza virtuale all’ombra del dragone ha raggiunto di recente il traguardo dei 250 milioni di utenti, ed è un forte motore di crescita per l’opinione pubblica in Cina.
Weibo inizia a profilarsi come strumento non solo di fatuo intrattenimento ma come aggregatore di opinioni politiche, in occasione del ventesimo anniversario delle proteste di piazza Tiananmen.
Il portale si rivela in quest’occasione l’unico baluardo di sopravvivenza del libero pensiero in rete, a dispetto dell’onda di oscuramento della rete che vede la chiusura di Twitter, persistente ancora oggi, ed altri suoi emuli cinesi.
Il servizio lanciato nell’Agosto 2009, fu da subito individuato come nascente fenomeno del web cinese, dal «2010 Annual Report on China Microblogging» pubblicato dal Public Opinion Research Laboratory dell’Università di Shanghai.
Al momento il fenomeno è in costante crescita con una media di dieci milioni di utenti nuovi al mese, tra questi anche numerose celebrità come attori e cantanti che coinvolti nel fenomeno di microblogging contribuiscono a dare ulteriore rilevanza al servizio.
All’occhio lungo della censura non è di certo sfuggito il potenziale di pericolo che la piattaforma rappresenta, come ha già provato in occasione del disastro ferroviario di Wenzhou accaduto nel Sud della Cina, lo scorso Agosto.
Mentre il governo diede la colpa alla tecnologia e cercò di ridimensionare il disastro, mentendo sull’effettivo numero di vittime senza vita, molti degli utenti di Weibo a quattro ore dall’accaduto, utilizzarono il servizio per elencare il numero esatto di morti e feriti e, soprattutto esporre le vicende nella maniera più chiara e veritiera possibile.
È dunque evidente la portata di ossigeno per l’informazione emanata dal portale, soprattutto alle autorità del paese come Dou Hanzhang, ricercatore pechinese di Reuters, ha dichiarato: «Al momento tutti si chiedono come gestire il settore del microblogging, che si è sviluppato così veloce. Se il governo chiudesse Weibo, scatenerebbe le proteste degli utenti e dimostrerebbe che non è in grado di controllarlo».

Arianna Esposito

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