Giornalisti freelance, uffici stampa, portavoce, assistenti parlamentari. Da qualche settimana sono tutti nel panico. La rassegna stampa online della Camera ha i giorni contati. Il servizio informativo offerto gratuitamente, e quotidianamente, dagli uffici di Montecitorio potrebbe presto chiudere. O meglio, essere oscurato. Reso accessibile solo per gli “interni”: i fortunati con un accesso alla rete intranet.
L’ipotesi censoria è concreta. Nell’ultimo periodo sono già sparite una lunga serie di rassegne stampa online. Quella del ministero del Lavoro, ad esempio. E ancora prima quella del ministero dell’Economia. Dal 10 aprile non è più consultabile nemmeno la rassegna di Palazzo Chigi. «A seguito di specifica richiesta, avanzata dalle associazioni degli editori – si legge sul sito del governo – la rassegna stampa quotidiana non è più accessibile all’esterno della rete della Presidenza del consiglio».
Ecco svelato l’arcano. Dietro all’ondata di chiusure ci sarebbe una specifica richiesta degli editori. Preoccupati che la libera diffusione in rete degli articoli possa finire con il danneggiare le vendite dei quotidiani in edicola. A scoprire la vicenda è stato il blog Il Cicalino, che qualche giorno fa ha pubblicato la lettera a firma Fieg, Uspi, Anes, Mediacoop e Fisc, recapitata a tutti «i responsabili dei siti web delle pubbliche amministrazioni». Il messaggio delle associazioni è chiaro. Un invito, neppure troppo velato, alla sospensione «nella modalità liberamente accessibile al pubblico, della pubblicazione in internet di articoli e/o dispacci di giornali e agenzie rappresentate della scriventi associazioni editoriali». Salvo, ovviamente, una diversa tutela dei diritti d’autore.
Una richiesta sacrosanta o il tentativo di imbavagliare la rete? Mentre si apre il dibattito, centinaia di addetti ai lavori tremano. Perché – così raccontano molti di loro – si potrà anche lavorare senza le rassegne stampa del Tesoro o di Palazzo Chigi, ma a quella della Camera non si può proprio rinunciare. Il servizio offerto dal sito di Montecitorio è effettivamente il migliore. Ogni mattina alle nove un’apposita squadra di archivisti mette in rete cento-centocinquanta articoli presi dai quotidiani in edicola (selezionati dai quasi mille forniti ogni giorno dalla società Eco della Stampa con cui la Camera collabora). Già suddivisi per argomento. «Senza parlare dell’archivio e della modalità di ricerca» racconta con un pizzico di nostalgia un collaboratore parlamentare.
«Senza una mazzetta di quotidiani in redazione e senza la rassegna stampa della Camera, lavorare diventerà impossibile» si lamentava qualche ora fa un giornalista freelance in Parlamento. Per non parlare dei colleghi della carta stampata – tanti – che ogni mattina scorrono ansiosi il sito di Montecitorio in cerca del loro articolo. Un circolo vizioso. Una diffusa forma di onanismo professionale, destinata anch’essa a scomparire. Il loro sacrificio basterà a salvare i bilanci di tanti quotidiani? Difficile dirlo. Una cosa è certa: la definitiva scomparsa delle rassegne online costringerà i quotidiani minori – spesso quelli d’opinione – ancor più al silenzio.
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