Editoria

15 licenziamenti a Condé Nast con la chiusura di Wired: furia Cdr e Rsu

Quindici licenziamenti in Condé Nast dopo la scelta della direzione centrale del colosso editoriale di tagliare l’edizione italiana di Wired. E adesso insorgono i sindacati. La conta dei tagli è dolorosa e include quindici lavoratori tra grafici editoriali e giornalisti. Che rischiano ora davvero grosso. Per questo, il Cdr di Condé Nast insieme alla Rsu aziendale, ha firmato una nota durissima in cui si deplora l’assenza di qualsivoglia confronto tra l’editore e le parti sociali. “Due decisioni che arrivano insieme- chiusura e tagli- ma senza alcun confronto sul futuro. quella a cui stiamo assistendo non è una ristrutturazione: è la gestione di un’azienda che non sa dove vuole andare e che scarica il costo dell’incertezza su chi lavora”. Una stoccata al fatto che “il management italiano è privo di reale potere decisionale: si limita a recepire ed eseguire direttive che arrivano dall’headquarter statunitense e da un executive team internazionale che impone ai brand locali le proprie priorità, senza dimostrare di conoscere compiutamente le realtà su cui operano e le reali potenzialità dei mercati”. Da ciò deriva la considerazione su “un modello di governance che si è rivelato inefficace e i risultati parlano da soli”.

La proposta sindacale è semplice. Altro che licenziamenti, i lavoratori vanno ricollocati all’interno delle testate Condé Nast. “I quindici colleghi coinvolti devono essere ricollocati all’interno dell’azienda, con soluzioni concrete e immediate, perché il lavoro c’è”. Ma non solo: “Condé nast deve sedersi a un tavolo, un tavolo vero, non una comunicazione unilaterale, e rispondere a tre semplici domande: quali sono i piani industriali per l’Italia? quali investimenti sono previsti? qual è il modello organizzativo e di business con cui si intende operare e, possibilmente, crescere?”. Ecco, da qui in poi si potrà ragionare. Ma, spiegano i sindacati, “se le risposte non arriveranno, le iniziative arriveranno da noi, sul piano sindacale e su quello pubblico. non è più accettabile veder distruggere lavoro qualificato in nome di risparmi che non costruiscono niente”.

Luca Esposito

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