Editoria

Zuckerberg ci prova: “Io, censurato e pentito”

Zuckerberg lamenta d’esser stato censurato e si pente di aver ceduto alle pressioni della Casa Bianca. Un fulmine, l’ennesimo, si abbatte sul rutilante mondo dei social. L’ultima notizia che arriva dagli Stati Uniti racconta del patron di un impero di dimensioni galattiche, come Meta, capace di gestire in splendida solitudine, per non dire oligopolio, il mastodontico e ricchissimo mercato digitale, ha ceduto alla protervia delle pressioni politiche democratiche. E lo fa in una lettera in cui si legge, più che altro, la voglia di riposizionamento dopo essere stato tra cui, insieme all’ex guru di Twitter Jack Dorsay, s’era spinto nella lotta a Donald Trump chiudendogli l’account di Facebook. “Nel 2021 alti funzionari dell’Amministrazione Biden, tra cui la Casa Bianca, hanno ripetutamente fatto pressione sui nostri team per mesi affinché censurassero determinati contenuti sul Covid-19, tra cui umorismo e satira, e hanno espresso il loro forte disappunto quando non eravamo d’accordo”, ha affermato Zuckerberg. Che s’è detto pentito delle scelte che “con il senno di poi e con nuove informazioni non faremmo oggi”. Il capo di Meta ha poi spiegato: “Mi dispiace di non essere stati più espliciti al riguardo. Come ho detto ai nostri team all’epoca, sono fermamente convinto che non dovremmo compromettere i nostri standard sui contenuti a causa delle pressioni di qualsiasi amministrazione. E siamo pronti a reagire se qualcosa del genere dovesse accadere di nuovo”.

Il caso vuole che Meta e Facebook, soprattutto negli Stati Uniti, stiano perdendo quota. E che tra Kamala Harris e Donald Trump, nella corsa alla Casa Bianca, sia il secondo a essere in (netto) vantaggio. Zuckerberg deve pur badare ai fatti di casa sua. E ingraziarsi chi verrà.

Luca Esposito

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