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WI FI LIBERO. STOP ALLA RICHIESTA DI DOCUMENTI PER NAVIGARE

La Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha appena reso noto che il Garante per la Privacy ha stabilito che gli esercenti di locali pubblici (pizzerie, ristoranti e bar) potranno mettere a disposizione reti WiFi e terminali per l’accesso a Internet senza dover richiedere le generalità di chi ha accesso alla rete. I gestori dei locali saranno sollevati da qualsiasi responsabilità rispetto all’attività in Rete dei loro clienti che, a loro volta, accoglieranno con gioia questa notizia e potranno connettersi liberamente dai propri smartphone, tablet e personal computer.
Nel comunicato della Fipe si legge: “Il Garante, ha ribadito che questo caso rientra fra quelli in cui non può essere effettuato il trattamento dei dati personali senza necessità del consenso del soggetto interessato, in base all’art. 24 del Codice.”
“Pertanto,” continua il comunicato, “gli esercenti che ancora dispongono di strumenti per il monitoraggio e l’archiviazione dei dati possono eliminarli, senza il rischio di alcuna responsabilità, rendendo così realmente libero il servizio di WiFi offerto; altrimenti, se vogliono continuare ad utilizzare tali sistemi in maniera legittima, sono tenuti a rendere informati i propri avventori dell’utilizzo che viene fatto dei dati monitorati, attraverso la sottoscrizione da parte loro del consenso al trattamento degli stessi, di cui all’art. 13 del Codice.”
“La connessione WiFi libera nei pubblici esercizi va verso la direzione delle smart city. Bar, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari diventano sempre più interattivi e sono così in grado di offrire ai clienti un servizio importante nell’era del digitale”, ha dichiarato il presidente della Fipe Lino Stoppani.
Il Garante per la Privacy non ha fatto altro che confermare quanto disposto nel 2011, quando venne abrogato l’obbligo, introdotto dal decreto Pisanu, per i gestori di locali pubblici e privati (che forniscono accesso a Internet), di richiedere e fotocopiare i documenti degli utenti e di conservarli in un archivio cartaceo.
Alberto De Bellis

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