VERSO EMENDAMENTO BIPARTISAN PER RISTABILIRE ‘DIRITTO SOGGETTIVO’ AI CONTRIBUTI

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La legge finanziaria passa da oggi al dibattito dell’Aula di Montecitorio tra le polemiche. Il testo è stato votato dalla sola maggioranza in Commissione bilancio dove 150 emendamenti dell’opposizione sono stati bocciati in pochi minuti. Per questo, Pd, Idv e Udc hanno deciso di non partecipare al voto finale. Secondo alcune indiscrezioni, il governo potrebbe restringere i tempi del dibattito anche in Aula chiedendo un voto di fiducia che farebbe decadere tutti i possibili emendamenti.

Nella finanziaria c’è una norma che ha scatenato molte polemiche. Riguarda l’editoria, in particolare il settore legato ai giornali di partito, a quelli a gestione cooperativa e cosiddetti di “idee”. Nella manovra economica per il 2010 si stabilisce, infatti, un tetto per le erogazioni delle sovvenzioni pubbliche: tutte le testate interessate non sono più certe di goderne nelle modalità previste dalle legge per l’editoria in vigore. Si mette di conseguenza in crisi il “diritto soggettivo”: la possibilità di contrattare con le banche crediti in relazione a quanto le testate ricevono dalle sovvenzioni pubbliche, per altro con tempi sempre ritardati rispetto alle liquidazioni finali da parte del Dipartimento editoria della presidenza del Consiglio.

L’anno scorso Paolo Bonaiuti, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega sull’editoria, si era impegnato a non ritoccare prima del 2011 la legge in vigore. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che avrebbe voluto intervenire già dodici mesi fa, aveva fatto un passo indietro. Ma quest’anno ha insistito per inserire la modifica del diritto soggettivo dei giornali nella finanziaria. L’insistenza di Tremonti nel tagliare i fondi all’editoria ha provocato la reazione negativa del centrosinistra ma anche di settori della maggioranza, dal momento che verrebbero messi in ginocchio anche testate che fanno riferimento a quell’area politica (ad esempio, i quotidiani “La Padania” e “Il secolo d’Italia”). Da qui l’ipotesi di presentazione di emendamenti bipartisan in Aula per non ledere il diritto soggettivo delle testate. Ma finora non ci sono spiragli di trattativa, anche perché la modifica alla legge sull’editoria è contenuta nel maxiemendamento del governo alla finanziaria su cui verrebbe chiesto il voto di fiducia.

La manovra economica, al comma 53 bis, elimina il diritto di accedere ai finanziamenti pubblici e decreta che le erogazioni sono ripartite tra i vari soggetti “fino a esaurimento”. La nuova formulazione impedisce pertanto alle società editrici di indicare la somma dei contributi pubblici nei bilanci, rendendo anche impossibile redigere i libri contabili per il prossimo anno. Non è neppure chiaro come il governo intenderebbe ripartire le risorse all’editoria fino ad esaurimento.

Un anno fa il sottosegretario Bonaiuti aveva fatto riferimento a nuovi criteri per l’assegnazione dei finanziamenti (vendite effettive e non solo tiratura, ad esempio) ma ora la modifica delle norme avviene repentinamente e senza che si sia avviato un confronto sulla riforma della legge dell’editoria.

Domenica è anche circolata la notizia di un battibecco tra Bonaiuti e Tremonti sul taglio delle risorse all’editoria. Mentre il primo stava stilando una sorta di nuovo prontuario a cui le testate dovrebbero attenersi per la suddivisione dei fondi, il ministro dell’Economia avrebbe valutato inutile quello sforzo di buona volontà.
Ambienti vicini al ministro dell’Economia, sostengono che il ritorno alla normalità del diritto soggettivo per le singole testate potrebbe forse materializzarsi nel decreto milleproroghe di fine anno. Tremonti, prima di siglare una eventuale pace con editori e giornali, attenderebbe di conoscere il gettito effettivo delle entrate derivanti dallo scudo fiscale varato per far tornare in Italia i capitali fuggiti all’estero.

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