Editoria

Vendita Gedi, il Cdr di Repubblica deluso dopo il confronto coi vertici

Niente di fatto all’incontro tra il Cdr, il comitato di Redazione di Repubblica e i vertici del gruppo Gedi: ancora non ci sono novità sul futuro del quotidiano. Lo riferisce proprio il Cdr in una nota apparsa sul sito del giornale. Una presa di posizione netta che è arrivata all’indomani della richiesta di un incontro e, soprattutto, di informazioni. Entro e non oltre il 7 gennaio. L’incontro è arrivato, le informazioni invece sembrano aver lasciato l’amaro in bocca ai giornalisti. Che non hanno ricevuto, evidentemente, le notizie che speravano di sentire dai loro editori. “Il Comitato di redazione, dopo l’incontro con i vertici del gruppo Gedi, prende atto del fatto che le garanzie occupazionali e di linea politico-editoriale da noi richieste all’editore un mese fa (quando Exor confermò la trattativa esclusiva con il gruppo greco Antenna per vendere l’azienda) sarebbero state comprese nel tavolo negoziale, e sarebbero oggi all’attenzione delle parti”. Meglio che niente, per carità. Ma è palese che non sia abbastanza: “Tuttavia, come ci hanno riferito i dirigenti del gruppo Gedi, non è detto che queste garanzie si materializzino nell’eventuale accordo, perché il negoziato ‘sarà ancora lungo e complesso’, investe diverse altre tematiche ed è comunque sottoposto a vincoli di riservatezza. Serviranno, secondo loro, alcune settimane prima di arrivare all’eventuale sigla di un accordo vincolante, e altro tempo perché questo venga perfezionato”. E, probabilmente, alla fine non se ne caverà granché di buono. Eppure c’è da prestar fede alle affermazioni lasciate trapelare dalle fonti vicine al colosso mediatico di Kyriacou che aveva assicurato una transizione dolce e senza traumi. “I fatti degli ultimi anni non aiutano in alcun modo ad aver fiducia. La trasparenza da noi richiesta rimane ancora un miraggio”, è la considerazione amara del Cdr di Repubblica sulla vendita di Gedi e non solo. “Per questo permane lo stato di agitazione votato dall’assemblea, con i cinque giorni di sciopero affidati al Cdr. Continueremo a vigilare perché siano salvaguardati tutti gli aspetti fondanti della nostra professione e del nostro modo di fare giornalismo, che costituisce una storia di successo da cinquant’anni”. Infine la richiesta ai lettori: “Continueremo a far sentire la nostra voce, libera trasparente e pubblica. Invitiamo le nostre lettrici e i nostri lettori a seguirci e sostenerci in questa battaglia e nelle nostre iniziative; una battaglia che non è solo nostra, ma riguarda tutte e tutti coloro che credono in una certa idea di Paese”.

Luca Esposito

View Comments

Recent Posts

Registrazioni tv, tre mesi non sono 90 giorni: il chiarimento dell’Agcom

Per quanto tempo le emittenti televisive devono conservare le registrazioni dei programmi trasmessi? La risposta…

13 ore ago

Google porta l’intelligenza artificiale contro le truffe telefoniche: Scam Detection prepara lo sbarco su altri smartphone

Le telefonate truffa stanno diventando sempre più sofisticate e Google prova a rispondere utilizzando la…

16 ore ago

FIEG, FAG e SINAGI rilanciano gli abbonamenti in edicola: per i giornalai una nuova partita sul futuro della rete

Un abbonamento che invece di allontanare il lettore dall'edicola prova a riportarcelo dentro. È questa,…

1 giorno ago

Trump scardina i principi democratici in materia d’informazione

Da un lato un giornale, non uno qualsiasi: il New York Times, una delle testate…

1 giorno ago

Google evita lo spezzatino anche nella pubblicità online: cosa cambia adesso per editori e inserzionisti

Google porta a casa negli Stati Uniti un'altra vittoria importante. Non perché i giudici abbiano…

3 giorni ago

Ranucci non è un eroe. Ma Report non deve essere normalizzato

Ranucci diventa sempre più un caso politico. È difficile non avere l’impressione che una parte…

4 giorni ago