Velino e Agvnews, giornalisti contro l’editore: 3 giorni di sciopero

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Il giornalisti dell’agenzia Agvnews e del Velino protestano dal 28 al 30 ottobre contro l’editore. La causa: respinto ogni accordo sul rinnovo del contratto di solidarietà, proposta cassa integrazione dal primo novembre

I giornalisti del Velino e di Agvnews si astengono per tre giorni dal lavoro per condannare l’atteggiamento dell’editore. Il Cdr e l’assemblea dei redattori rendono nota la decisione, da parte della Editrice Agvnews Srl, di respingere ogni possibilità di accordo sul rinnovo del contratto di solidarietà. Non solo: la società ha anche annunciato l’attivazione della cassa integrazione dal primo novembre.

Sono ormai quattro anni che i giornalisti del Velino hanno sottoscritto un contratto che ha depauperato le loro professionalità, minato l’organizzazione e la qualità del lavoro quotidiano, oltre a gravare in maniera importante sugli stipendi. Ma i giornalisti contestano anche la totale assenza di un piano di rilancio e soprattutto il ruolo di un editore che è socio di maggioranza, consigliere, amministratore delegato, presidente del consiglio di amministrazione, direttore responsabile. Tutto ciò senza avere contatti con la redazione e vivendo negli Stati Uniti.

Queste cariche, spiegano ancora Cdr e assemblea dei giornalisti del Velino, hanno un costo che, oltre a interessare i conti dell’azienda, impatta anche sulle casse dell’istituto di previdenza. I redattori imputano all’editore anche gravi mancanze sotto il profilo gestionale, in particolare alcune morosità nel versamento del Tfr dei giornalisti al fondo di previdenza complementare. La situazione è resa poi ancora più complicata, affermano i giornalisti del Velino, a causa del piano del governo di riorganizzazione delle agenzie di stampa, fronteggiato dall’editore con un ricorso al Tar. Il futuro dell’agenzia resta quindi appeso a uno strumento giuridico che, se non sortisse effetto, porterebbe alla mobilità preannunciata dal direttore finanziario dell’agenzia che ha gestito tutta la trattativa.

Infine l’epilogo: la redazione aveva proposto il rinnovo del contratto di solidarietà a una percentuale “limata” che avrebbe potuto consentire una miglior organizzazione del lavoro. L’azienda ha detto no, annunciando l’attivazione della Cigs al 40% dal primo novembre. L’assemblea del Velino annuncia che farà qualsiasi tentativo per tutelare il proprio lavoro, mettendo in campo tutte le soluzioni possibili. A partire dallo sciopero di tre giorni, dal 28 al 30 novembre, votato all’unanimità dall’assemblea dei giornalisti.

Solidarietà ai giornalisti del Velino e di Agvnews da parte del mondo della politica. Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio auspica “che si trovi una soluzione per il rilancio dell’agenzia e la valorizzazione delle sue professionalità”. Solidarietà anche da Bruno Molea, deputato di Scelta civica e vice presidente della commissione cultura alla Camera, sulla cui linea si schierano il parlamentare di Ala Ignazio Abrignani, il senatore di Forza Italia Lucio Malan, la deputata del Pd Gea Schirò. L’on. Filiberto Zaratti di Sinistra Ecologia Libertà dichiara: “Il governo intervenga per evitare che il riordino del settore delle agenzie di stampa venga fatto esclusivamente sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Abbiamo sperato che il Velino avesse uno scatto di orgoglio. L’ultima solidarietà durava quattro mesi proprio per questo scopo: attrezzarsi in solitario o con opportune alleanze per reggere la sfida della Presidenza del Consiglio che riscriveva le regole per le convenzioni con le agenzie. Così non è stato”. Commenta così la notizia l’Associazione Stampa Romana, che poi chiede alla presidenza del Consiglio “di non dimenticare la promessa fatta alla FNSI quando è stato lanciata la ristrutturazione delle agenzie primarie. Il riordino del settore non deve passare dalla tagliola degli esuberi. In questo senso chiediamo che il sottosegretario Lotti eserciti la sua moral suasion nei confronti delle aziende, come il Velino, che non sono ancora in regola e che neanche sfiorano la soglia di 50 articoli 1”.

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