Editoria

“Vecchi, precari, impreparati”, l’Agcom fotografa il declino dei giornalisti

E’ uscito l’ultimo rapporto Agcom sullo stato di salute dell’informazione italiana e tutti, “ovviamente” si sono concentrati sul titolo facile relativo alle fake news. Certo, è importante il fatto che il 73% dei giornalisti ha verificato o s’è imbattuto in qualche falsa informazione sull’epidemia. Ma questo lo sapevamo già. E da tempo.

Così come un’altra cosa sapevamo già da tempo, troppo tempo. L’Agcom fotografa in maniera impietosa lo stato di salute degli operatori dell’informazione italiana. Ecco il quadro che, in poche righe, emerge dall’analisi dell’autorità garante delle comunicazioni:

“Sullo stato di salute della professione risultano confermate e consolidate le dinamiche già individuate nelle due precedenti edizioni: progressivo invecchiamento dei giornalisti; diffusa precarizzazione; insoddisfacente preparazione specialistica in particolare sui temi economici, scientifici e tecnologici; crescente ibridazione della professione giornalistica strettamente intesa, con attività professionali attinenti al campo della comunicazione. Il tutto in una perdurante crisi di identità e ruolo della professione, entro il quadro più ampio di forti difficoltà dell’editoria”.

Insomma, vecchi garantiti e giovani praticamente invisibili e sfruttati, costretti a lavorare molto per poco, sacrificando tempo che non possono riutilizzare per formarsi professionalmente. Chi, per sbancare il lunario, insieme all’attività giornalistica si mette a fare il social media manager. Una professione che se non è finita poco ci manca complice l’eterna crisi dell’editoria che costringe a ristrettezze tutti.

Insomma, a essere cattivi si potrebbe parlare della scoperta dell’acqua calda. Eppure è proprio nelle banalità che si annidano i gravi drammi di una professione in crisi: è alla fonte il problema e bisogna intervenire subito, sul serio.

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