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Valanghe di raccomandate Dazn ai furbetti del pezzotto: cosa succede

Sgamati, multati e pronti a risarcire: almeno in teoria, Dazn spedisce una vagonata di raccomandate ai furbetti del pezzotto. Chiedendo loro un pagamento da 500 euro per comporre la questione e per evitarsi una causa civile. Rispetto ai prezzi praticati dalla piattaforma, non è nemmeno chissà quale salasso: poco più di 100 euro in più rispetto ai costi medi imposti per l’abbonamento agli utenti leali. Il tema, però, è tutto legale e rientra nella questione di più ampio respiro: un’azienda privata può chiedere pagamenti per evitare a chi è già stato multato di ritrovarsi pure a dover affrontare una causa civile?

Questo lo decideranno i giudici sentendo le parti che, sicuramente, si presenteranno a opporre, l’una contro l’altra, le rispettive ragioni. La vicenda non manca di questioni e vicende che, in punta di diritto, sono da chiarire. Tuttavia, almeno per quanto riguarda l’Agcom, Dazn non solo è legittimata a spedire raccomandate ai furbetti ma fa benissimo. Perché l’obiettivo dell’autorità garante per le comunicazioni rimane quello di combattere ogni forma di pirateria. Il commissario Agcom Massimiliano Capitanio, in un post di Instagram che ha pubblicato nei giorni scorsi, ha annunciato una raffica di cartelle in arrivo: “Ora per gli utenti di pezzotto e applicazioni pirata sono guai veri. Dopo la multa da 141 euro, i titolari dei diritti presentano il conto per non intraprendere un’azione legale. Dazn chiede 500 euro di risarcimento ai 2200 multati (ma sono in arrivo altre 4000 sanzioni in tutta Italia). Sky Italia e Lega Serie A e Lega Serie B stanno per inviare analoghe comunicazioni”. Sarà un bagno di sangue: “Sono misure senza precedenti per stroncare il cancro della pirateria che: arricchisce mafie e criminalità organizzata, ruba al Paese oltre 2 miliardi di euro ogni anno, toglie ai nostri giovani 12mila posti di lavoro, favorisce il furto di dati sensibili e alimenta le frodi online, rafforza la pericolosa cultura di chi crede che in rete tutto sia consentito: stalking, truffe, contraffazione, diffamazione”. Adesso attendiamoci che pure agli altri editori sia consentito di chiedere risarcimenti a chi pirata contenuti e interi giornali, dentro e fuori dal web.

Luca Esposito

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