Un ‘bail out’ per salvare l’agonizzante industria della carta stampata, proprio come quelli varati per le banche, le istituzioni finanziarie e la grande industria automobilistica americane. È la provocazione di Rosa Brook, editorialista del Los Angeles Times, nel suo ultimo pezzo per il giornale californiano – il cui editore «Chicago Tribune» a dicembre ha chiesto di accedere alle procedure di bancarotta – prima di trasferirsi a Washington per lavorare all’ufficio stampa del Pentagono.
«Dal momento che scappo da un’industria che muore, e presto sarò pagata con i soldi dei contribuenti, mi piace pensare che si tratta del mio personale bail out federale», scherza l’editorialista, che è invece è seria quando parla della necessità di avviare un dibattito sulla possibilità che anche negli Stati Uniti il governo stanzi aiuti pubblici per l’editoria, come «molte democrazie fanno in modo molto maggiore dell’America», scrive la Brooks citando i paesi più vicini al pubblico e sensibilità americane come Gran Bretagna e Canada. Un intervento dello Stato «per incoraggiare un giornalismo forte ed indipendente» al servizio del pubblico, sottolinea l’editorialista, precisando che l’alternativa è «rimanere a guardare giornalisti di valore che continuano a perdere il posto, lasciandoci senza niente nei giornali se non pubblicità, gossip e parole crociate».
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