Editoria

Ucciso giornalista americano in Ucraina

Un giornalista ucciso in Ucraina, è il primo dall’inizio della guerra tra Mosca e Kiev. Si tratta di Brent Renaud, 51 anni, foto reporter e videomaker americano e collaboratore, fino al 2015, del New York Times. Ha perso la vita nell’area di Irpin, a circa 25 chilometri dalla capitale ucraina. Secondo le ricostruzioni del fatto, Renaud stava filmando la fuga di alcuni profughi dall’area finita in prima linea negli scontro tra l’esercito russo e le forze militari ucraine. A un checkpoint, mentre viaggiava in macchina, sarebbe stato colpito da un proiettile sparato da militari russi che ha finito per ucciderlo, colpendolo al collo.

Renaud era un “veterano” delle aree di crisi nel mondo. Da quasi vent’anni, insieme al fratello Craig, raccontava con l’unica “arma” della macchina da presa gli sconvolgimenti nelle aree del mondo. Dal terremoto di Haiti e fino alle mattanze criminali del Messico, passando per l’Africa e i sovvertimenti politici nell’area di Libia ed Egitto. E, ancora, il dramma della guerra in Iraq e Afghanistan. In Ucraina, il giornalista ha trovato la morte. Si tratta del primo reporter a pagare con la vita il suo impegno sul fronte dell’Est Europa da quando è iniziata l’invasione russa.

Dopo la morte di Renaud, pare che l’area di Irpin sarà interdetta ai media per ragioni di sicurezza. La decisione sarebbe stata presa e comunicata dal sindaco del centro attorno al quale si combatte la battaglia per Kiev. Oltre a Renaud, nello stesso episodio, sarebbero rimasti feriti altri due giornalisti.  La morte del giornalista in Ucraina ha scatenato numerose reazioni a tutti i livelli istituzionali. Il premier britannico Boris Johnson ha attaccato “la barbarie” dell’esercito di Putin mentre il Nyt ha voluto ricordare il suo ex collaboratore con alcuni post sui social.

In Italia, è giunto l’attestato di cordoglio della Federazione nazionale della Stampa. Il segretario Raffaele Lorusso ha condannato l’accaduto esprimendo il dolore per la scomparsa del collega. “Provo sgomento e dolore per la morte di Brent Renaud: è l’ennesimo giornalista che muore sul campo, in uno scenario tragico. Ora si rifletta tutti non solo sull’assurdità della guerra, ma anche sulla necessità di assicurare protezione e valorizzare il lavoro dei giornalisti, in generale. I giornalisti che vanno al fronte raccontano l’atrocità della guerra, l’assurdità del conflitto, e meritano protezione. Serve più considerazione della professione anche da parte delle istituzioni, in Italia e nel mondo”.

Luca Esposito

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