Dopo lo sciopero dei giorni scorsi, lo scontro interno ai sindacati Rai non accenna a placarsi: Usigrai e Unirai continuano a lanciarsi reciproche accuse mentre la politica incalza e la polemica conquista, stabilmente, le home page dei siti e dei quotidiani nazionali. Uno dei tanti fronti di scontro ha riguardato l’adesione all’astensione dal lavoro dei giornalisti. Per Usigrai, il 75 per cento ha deciso di scioperare. In una nota ufficiale, il sindacato ha fatto sapere che lo sciopero ha riscosso il 75,5% di adesione. “Per effetto dello sciopero – prosegue il sindacato dei giornalisti Rai – è stata cancellata la maggior parte delle edizioni dei Tg mentre al Giornale Radio, dopo un’adesione del 96 per cento dello sciopero del 27 aprile scorso, oggi circa il 95% dei giornalisti non ha firmato i pezzi in onda, le edizioni e i programmi, per sostenere lo sciopero Usigrai”. Ma non è tutto: “Nonostante la protesta i cdr hanno garantito l’informazione sull’ennesima strage sul lavoro nel rispetto degli accordi sullo sciopero siglati con l’azienda. Ma l’azienda invece di intervenire sulle questioni poste dall’Usigrai, continua, sorda, a non chiarire quale progetto ha per l’informazione della Rai. Così come non spende una parola per difendere il lavoro delle redazioni e dei colleghi dai continui attacchi della politica”.
Usigrai ha annunciato che “la mobilitazione”, dopo aver ottenuto “il sostegno di gran parte delle testate giornalistiche italiane e delle Associazioni regionali di stampa” è “tornata al centro del dibattito nel Paese” e “non si ferma qui”.
Unirai, però, è scettica sui numeri snocciolati dai dirimpettai di Usigrai sullo sciopero e minimizza la portata dello sciopero. “Possono dire che ha aderito anche il 120%. Gli italiani a casa hanno visto con i loro occhi. Ma se sono contenti così auguriamo loro altre cento vittorie simili. In questi casi consigliamo camomilla. Non c’è stata nessuna forzatura. Se hanno argomenti seri vadano in tribunale. Non abbiamo certamente paura”. Già, perché il tema dei temi resta quello della “forzatura” da parte dei direttori di Tg1 e Tg2 per far andare in onda i notiziari nonostante lo sciopero. Un’accusa rivolta all’azienda da Usigrai e giornalisti e “girata” al governo dalle opposizioni in commissione Vigilanza Rai.
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