Uno dei membri del gruppo di hacker turchi che hanno rivendicato l’attacco informatico al sito del settimanale satirico francese “Charlie Hebdo” ha detto in una intervista al Journal de Dimanche di “difendere il suo paese” e ha minacciato il quotidiano francese Liberation (che ospita la redazione di Charlie Hebdo dopo che un incendio doloso ha distrutto il suo ufficio). Il settimanale satirico il 2 novembre scorso ha pubblicato un numero ribattezzato “Charia Hebdo”, che rappresentava il profeta Maometto come “redattore capo”. Lo stesso giorno i locali della redazione sono stati distrutti da un incendio doloso e il sito del giornale è stato colpito da un attacco informatico. Il cyber-attacco è stato rivendicato dal gruppo hacker turco Akincilar, che si proclama difensore dei valori turchi e islamici e che in passato è stato responsabile di pirateria informatica contro siti nazionali, israeliani, armeni, curdi. Il giornale francese Journal de Dimanche ha intervistato a Istanbul un esponente di questo gruppo, uno studente universitario di informatica di 20 anni, Ekber detto “Black Apple” (Mela nera). “Noi difendiamo il nostro paese e le nostre istituzioni – ha detto lo studente – Se Liberation continua a pubblicare questi disegni, noi ci occuperemo anche di lei”. Dopo l’attacco informatico al sito di Charlie Hebdo, la società Bluevision che lo ospita sul suo server lo ha messo fuori servizio, avendo “ricevuto minacce di morte”. “Noi non pensiamo di aver fatto qualcosa di male – ha detto Ekber -. Non è come se noi avessimo svuotato conti bancari. E’ una protesta contro un insulto ai nostri valori e al nostro credo”. Ekber ha condannato l’attentato incendiario contro Charlie Hebdo: “Noi non sosteniamo la violenza… Questi atti sono roba di gente che si serve della religione”. Lo studente spiega che non aveva mai sentito parlare di Cherlie Hebdo. Ma dopo aver letto su internet dell’uscita del numero speciale intitolato “Charia Hebdo”, Akincilar ha deciso di agire. (ANSA-AFP)
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