Editoria

Tagli all’editoria, Conte: “Niente attentato alla libertà di stampa”, Fnsi: “Una ritorsione”

I tagli all’editoria? Una nuova opportunità per il settore. Con un’elegante giravolta, il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte presenta e benedice i decurtamenti al fondo per l’editoria previsti nell’attuale manovra e fortemente voluti dal Movimento Cinque Stelle con il sostanziale beneplacito della Lega che, dopo un’iniziale levata di scudi guidata dal deputato Alessandro Morelli, s’è velocemente ricollocata sulle posizioni del socio di maggioranza del governo gialloverde.

“Non si tratta di un attentato alla libertà, dal governo c’è il massimo rispetto. La carta stampata sta perdendo terreno nelle vendite. Se un soggetto non si muove sul mercato sulle proprie gambe, si sarà sempre dipendenti da finanziamenti. Non credo che un’idea come quella che sta muovendo e ispirando il M5S e che è stata condivisa anche dall’altra di rivedere il sistema dell’editoria sia un attentato alla libertà di informazione, c’è il massimo rispetto da parte di questo governo per la libertà di informazione e la libertà di stampa. Anche se c’è stato uno scambio dialettico vivace non credo si possa parlare di attentato alla libertà di informazione. Bisogna ingegnarsi per trovare risorse suppletive sul mercato”.

LA REPLICA DEI GIORNALISTI – Non abboccano i giornalisti e, anzi, “smascherano” il premier e dipingono un quadro a tinte fosche dell’immediato futuro della stampa italiana. In una nota, il segretario Lorusso e il presidente Fnsi Giulietti tuonano: “Gli equilibrismi verbali del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non cambiano la sostanza delle cose: i tagli al fondo per l’editoria produrranno la chiusura di numerose testate e la perdita di posti di lavoro”. E ancora: “Al di là dei tentativi del premier di cambiare le carte in tavola resta infatti la drammatica realtà di un provvedimento ispirato da ragioni ideologiche e che ha preso corpo con chiari intenti ritorsivi nei confronti di chi fa informazione liberamente. Restano gli appelli e i moniti del presidente della Repubblica sul ruolo della stampa e sulla necessità di salvaguardare il pluralismo: se il presidente Conte li avesse letti, si sarebbe reso conto che nella conferenza stampa di oggi avrebbe fatto meglio a tacere”.

Ivan Zambardino

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